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Internet Explorer è ancora vivo, ma ecco quanto gli resta
Microsoft ha inviato agli amministratori IT un nuovo promemoria sul destino della modalità Internet Explorer di Edge, che resterà supportata "almeno" fino alla fine del 2029. L'avviso è comparso nel Message Center di Microsoft 365 con l'identificativo MC1473151 e riguarda tutti gli ambienti cloud dell'azienda, compresi quelli riservati alla pubblica amministrazione e alla difesa statunitensi. Non si tratta di una novità tecnica, dato che l'impegno era stato annunciato già nel 2021, ma di una spinta esplicita a pianificare ora la migrazione dei software aziendali che dipendono ancora dal vecchio browser.
La domanda che molti si pongono è perché una tecnologia del genere sia ancora presente sui PC. L'applicazione desktop di Internet Explorer 11 è stata ritirata nel giugno 2022 e rimossa dalle versioni recenti di Windows, però il suo motore di rendering, Trident (noto anche come MSHTML), non è mai stato eliminato dal sistema operativo. Edge, pur basato su Chromium, può richiamarlo attraverso la cosiddetta IE mode, che apre una pagina come l'avrebbe visualizzata IE11 e supporta componenti d'epoca come i controlli ActiveX, introdotti nel 1996. La funzione riproduce anche i comportamenti delle versioni precedenti, da IE6 a IE9, per i siti scritti su misura per quei browser.
La ragione è tutta aziendale: il pensionamento di Internet Explorer non ha reso compatibili decenni di gestionali, portali intranet, applicativi HR e procedure bancarie sviluppati per quel motore. Microsoft ha stimato in passato una media di 1.678 applicazioni legacy per grande organizzazione, un numero che spiega perché la compatibilità sia stata prolungata così a lungo. Molti di questi software non hanno più un fornitore attivo e riscriverli richiede budget e tempi lunghi.
Vale la pena chiarire cosa significhi davvero la data del 2029. Microsoft non ha pubblicato un termine definitivo: quello è un limite minimo di supporto, e l'azienda promette un preavviso formale di almeno un anno prima del ritiro effettivo. Attenzione, però, perché la garanzia vale solo sulle edizioni di Windows ancora supportate: se il sistema operativo esce dal ciclo di vita, la copertura finisce prima.
Con ogni probabilità, tutto continuerà a funzionare anche dopo la scadenza, ma senza patch si tradurrebbe in un rischio di sicurezza e di conformità difficile da giustificare. Per questo Microsoft chiede di censire le dipendenze partendo dalla Enterprise Mode Site List, individuare i servizi critici e decidere se aggiornarli, spostarli o ricostruirli con tecnologie web moderne. Chi ne ha diritto può appoggiarsi a App Assure, il servizio gratuito di Redmond che verifica e corregge i problemi di compatibilità. Nei prossimi anni, insomma, l'ultimo pezzo di Internet Explorer uscirà di scena e le aziende che rimandano si troveranno a gestire l'emergenza invece di una migrazione ordinata.
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