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Per gli analisti la crisi dei giochi Tripla A è solo occidentale: le ragioni
La nuova ondata di licenziamenti e ristrutturamenti interni che sta attraversando l’industria dei videogiochi non sta colpendo tutti i mercati allo stesso modo e, come sottolineato da un’analisi di Amir Satvat, a essere impattati maggiormente sarebbero gli studi presenti nel Nord America ed Europa, mentre i publisher giapponesi sembrano aver mantenuto una maggiore stabilità occupazionale.
In un’intervista rilasciata a Edge e riportata da GamesRadar, Satvat ha fatto il punto sulla situazione tramite i dati raccolti dal suoosservatorio dedicato ai tagli del settore. Nel periodo compreso tra il 2022 e il 2026 il 96% dei licenziamenti sarebbe avvenuto in Nord America ed Europa. La differenza rispetto al Giappone emerge soprattutto osservando alcune delle principali aziende del Paese: Nintendo, Capcom e Konami avrebbero mantenuto tassi di fidelizzazione e conservazione della propria forza lavoro superiori al 97%, in netto contrasto con le numerose ristrutturazioni che hanno interessato gli studi occidentali. Microsoft, Don’t Nod e Build a Rocket Boy figurano invece tra le realtà coinvolte nelle più recenti riduzioni del personale.
Secondo Satvat sarebbero diverse le ragioni alla base di questa distanza tra i due mercati: una riguarda le dimensioni delle strutture produttive, mentre un altro elemento riguarda le strategie adottate negli ultimi anni. Secondo l’analista infatti negli ultimi anni numerose aziende giapponesi non si sarebbero lanciate nella corsa ai live services e non avrebbero puntato su team particolarmente numerosi. A ciò si aggiungerebbero anche le politiche finanziarie più prudenti e una distanza meno marcata tra le retribuzioni dei vertici societari e il resto dell’azenda.
Esplicativo è un dato: nell’ultimo anno, il CEO di EA Arts Andrew Wilson ha guadagnato 40 milioni di Dollari mentre il presidente di Nintendo Shuntaro Furukawa circa 2 milioni di Dollari.
Satvat collega inoltre l’attuale situazione a una delle crisi più profonde attraversate dall’industria videoludica: il crollo del mercato statunitense del 1983. Negli anni 80 fu il NES a contribuire alla ripresa del mercato dopo il collasso, mentre oggi potrebbe toccare ai publisher giapponesi che stanno attraversando una fase particolarmente solida a livello commerciale. Ciò non vuol dire ovviamente che il modello giapponese sia destinato a diventare automaticamente il nuovo standard dell’industria, ma resta da vedere come sviluppatori e publisher occidentali modificheranno le proprie strategie.
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