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Devo finire un gioco anche se non mi diverte più?
Hai un backlog di giochi lasciati a metà che, per un motivo o per l'altro, non sei riuscito a portare a compimento? Ti svelo un segreto: non sei l'unico. Anzi, negli ultimi anni sono sempre più i giocatori che si confessano sul web, sottolineando quanto il loro cumulo di giochi lasciati a metà sia sempre più grande.
Secondo le più recenti indagini sui giocatori, solo il 36% circa dei giochi acquistati su Steam vede i titoli di coda. Questa percentuale scende drasticamente quando si analizza con la lente di ingrandimento generi come i giochi di ruolo più impegnativi e longevi. Prendendo in esame titoli specifici come Elden Ring, è emerso che solo il 24% dei giocatori ha portato a termine l'ultima iterazione di FromSoftware. The Witcher 3 è stato concluso dal 22% dei giocatori, mentre Sekiro dal 24% del totale.
Numeri preoccupanti? Probabilmente sì, ma sono il racconto lucido di una realtà ormai consolidata. Dover finire un videogioco è un costrutto culturale, non una regola o una legge scritta. Chi sostiene il contrario sbaglia. Per potersi gustare un videogioco non sempre è obbligatorio portarlo a compimento, spremendolo fino al midollo. Va da se che chi è convinto che sia obbligatorio concludere i titoli parte da un presupposto intaccabile: i videogiochi costano tempo e denaro. Due delle cose più preziose dei nostri giorni. Ed abbandonare le opere a metà significa gettare nel cestino dell'immondizia entrambi.
Eppure va sottolineato - e questo è davvero un concetto importante - che i videogiochi non sono contratti lavorativi, tantomeno un esame. Sono un passatempo, un hobby, ne più, ne meno. Se un videogioco non ti soddisfa più - e possono esserci mille ragioni - può essere tranquillamente messo da parte. Per essere dimenticato o, perché no, ripreso quando sarà più opportuno, in futuro.
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