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Il prossimo MacBook Pro avrà il display più preciso mai visto su un computer
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Apple prepara il più grande salto nella qualità dei colori dai tempi del Retina Display. Secondo l’ultimo report di TrendForce su tecnologia e mercato AMOLED, i futuri MacBook Pro, iPad Pro e iMac con pannello OLED punteranno a coprire il 95% del gamut cromatico BT.2020, un salto molto importante rispetto all’attuale standard DCI-P3 su cui si basano oggi tutti i display Apple.
Per capire la differenza basta un numero: il DCI-P3, utilizzato oggi da Apple come riferimento per i suoi display migliori, copre circa il 45% dello spazio colore percepibile dall’occhio umano, mentre il BT.2020 arriva a sfiorare il 76%.
Per chi acquista un MacBook Pro, un iPad Pro o un iMac, il passaggio al BT.2020 si traduce in display capaci di riprodurre una porzione di colore oggi riservata soprattutto ai monitor professionali e ai sistemi di riferimento cinematografici. Sfumature nei rossi, nei verdi e nei blu che su un pannello DCI-P3 vengono approssimate saranno mostrate con maggiore fedeltà.
La differenza sarà importante soprattutto per chi lavora con fotografia, video HDR, grafica professionale o contenuti destinati a pipeline di produzione cinematografica. Ma anche nell’uso quotidiano video e immagini potranno acquistare una maggiore profondità cromatica, senza bisogno di calibrazione o confronto tecnico.
Il BT.2020 impone requisiti molto più severi su purezza del colore, controllo spettrale, efficienza luminosa e consumo energetico. In termini visivi significa rossi, verdi e blu più profondi, più saturi e più precisi. Per Apple, che ha introdotto l’OLED sull’iPad Pro nel 2024 e prevede di portarlo sui MacBook Pro tra il 2026 e l’inizio del 2027, significa spingere i fornitori verso una nuova generazione di materiali emissivi.
La posta in gioco è alta anche per chi produce i pannelli. Raggiungere il BT.2020 richiede di abbandonare le architetture tradizionali e adottare sistemi più sofisticati come il MR-TADF, che produce emissioni a banda stretta migliorando la purezza cromatica, o l’iperfluorescenza, che riduce le perdite energetiche durante l’emissione luminosa.
Sono tecnologie su cui Samsung Display e i principali produttori coreani e cinesi stanno investendo in modo massiccio, anche per ridurre la dipendenza da brevetti e materiali controllati da altri fornitori. Il punto non è solo rendere i colori più belli, ma produrre pannelli OLED più efficienti, più stabili e più adatti a dispositivi professionali venduti in grandi volumi.
La mossa di Apple non cambia solo le specifiche di un display. È una dinamica già vista più volte: Apple non inventa necessariamente una tecnologia, ma quando decide di adottarla su larga scala costringe l’intera filiera ad accelerare. È successo con i display Retina, con il Mini-LED e ora sta accadendo con i materiali OLED di nuova generazione.
Se l’obiettivo del 95% del BT.2020 sarà confermato, i fornitori dovranno adeguarsi molto più rapidamente di quanto avrebbero fatto seguendo il solo mercato. E i prossimi display professionali Apple potrebbero diventare il punto di riferimento non solo per Mac e iPad, ma per tutta l’evoluzione degli schermi OLED di fascia alta.