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In Africa la rete c’è, ma Internet resta fuori portata
La GSMA ha aggiornato il quadro della connettività africana: solo il 9% degli africani vive ancora fuori dalla copertura mobile broadband. Il dato cambia il centro del problema: la rete arriva ormai quasi ovunque, ma una parte enorme della popolazione non riesce ancora a trasformare quella copertura in accesso effettivo a Internet.
Nel rapporto The Mobile Economy Africa 2026 emerge infatti che il 63% della popolazione si trova già entro aree coperte da banda larga mobile, pur non usando Internet mobile. È il cosiddetto usage gap, diverso dal coverage gap: non manca necessariamente il segnale, mancano dispositivi adeguati, convenienza economica, competenze digitali e condizioni sociali per sfruttarlo.
Il cambio di scenario è netto se confrontato con i dati storici. Nel 2014, escludendo l’area mediterranea, circa metà della popolazione africana era fuori dalla copertura broadband mobile; nel 2019 la quota era scesa al 25%. L’ulteriore riduzione indica che gli investimenti infrastrutturali hanno prodotto risultati misurabili, ma anche che la prossima fase sarà meno legata alle torri radio e più all’accessibilità dei servizi.
Il settore mobile ha già un peso economico rilevante: nel 2025 ha contribuito per 240 miliardi di dollari all’economia africana, pari al 7,8% del PIL, sostenendo circa 13 milioni di posti di lavoro e generando 45 miliardi di dollari di entrate pubbliche. Entro il 2030 il contributo dovrebbe salire a 290 miliardi di dollari, mentre gli operatori prevedono oltre 76 miliardi di dollari di investimenti in infrastrutture di rete.
La direzione è coerente con l’evoluzione del settore telco globale: mentre cresce il peso degli investimenti nelle reti LTE e 5G, in Africa la priorità diventa portare più utenti dentro l’ecosistema digitale già disponibile. Il rapporto indica che il 5G dovrebbe arrivare al 21% delle connessioni mobili africane entro il 2030, ma la qualità della domanda conterà quanto la disponibilità della tecnologia.
I programmi di finanziamento degli smartphone mostrano il tipo di intervento richiesto. In Kenya, Safaricom ha superato i due milioni di dispositivi venduti attraverso iniziative di pagamento rateale, facendo salire la quota di smartphone sulla propria rete dal 44% al 50% delle connessioni. Anche la produzione locale, tramite East Africa Device Assembly Kenya, punta a ridurre costi e dipendenza dall’importazione.
In Etiopia, Ethio Telecom ha scelto una strada simile attraverso credito digitale e mobile money, con soluzioni di finanziamento legate all’ecosistema telebirr e sistemi di valutazione del rischio assistiti da AI. In Ghana, invece, l’abolizione del prelievo sulle transazioni mobile money ha accompagnato una crescita del 31% dei volumi anno su anno, mostrando quanto le scelte regolatorie possano incidere sull’adozione.
Il messaggio per governi e operatori è quindi molto concreto: la copertura non basta più come metrica principale. Prezzo degli smartphone, costo dei dati, alfabetizzazione digitale, disponibilità di spettro e certezza normativa determineranno quante persone passeranno dalla semplice presenza sotto rete all’uso quotidiano di servizi digitali, pagamenti, cloud e piattaforme per imprese.