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Class action contro produttori di memorie per presunto cartello sui prezzi della RAM
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Tre aziende che producono quasi tutte le memorie sul mercato dovranno affrontare una class action negli Stati Uniti.
Samsung, SK Hynix e Micron sono accusate di essersi accordate per ridurre l’offerta di memorie standard al fine di far schizzare i prezzi alle stelle. La causa, intentata presso un tribunale federale della California, sostiene che il comportamento dei produttori ha costretto cittadini e imprese a pagare molto di più i propri dispositivi elettronici.
Nella class action si sostiene che i colossi in questione — che controllano circa il 90% del mercato globale — abbiano di concerto coordinato un cambio di rotta nella produzione di memorie. Invece di stare al passo con la domanda di moduli DDR3 e DDR4 utilizzata nei comuni Mac e iPad, avrebbero spostato la propria capacità produttiva verso le memorie a banda larga (HBM), una tipologia di memoria utilizzata principalmente per i data center IA, disposti a pagare prezzi molto più elevati.
Limitando l’offerta di chip per i consumatori, secondo i querelanti, il trio avrebbe di fatto creato una carenza artificiale. La tesi è che, in un mercato sano, l’aumento dei prezzi spingerebbe normalmente le aziende a incrementare la produzione per conquistare più clienti; al contrario, la causa legale sostiene che le tre società abbiano mantenuto di proposito l’offerta limitata per ottenere elevati margini di profitto, scatenando una crisi dei prezzi delle memorie che ha colpito duramente Apple e altri produttori tecnologici.
La decisione dei produttori di dedicarsi a memorie per l’AI ha portato a una contrazione dell’offerta, con costi di produzione dell’elettronica di consumo schizzati alle stelle. Dal momento che la RAM è essenziali per qualsiasi cosa, dai laptop alle console di gioco, i produttori di dispositivi sono stati costretti a scaricare l’aumento dei costi sui consumatori. Gli effetti si sono già visti anche nei listini di aziende come Apple che, al pari di altri brand, è stata costretta a capitolare e alzare i prezzi (si vocifera di un aimento di rincari fino a 200 euro per iPhone 18 Pro rispetto agli attuali modelli)
Sebbene le aziende coinvolte negano ogni accusa, non è la prima volta che si trovano ad affrontare simili imputazioni. L’attuale situazione richiama quanto accaduti nei primi anni 2000, quando Samsung e SK Hynix furono accusate di aver manipolato i prezzi e furono costrette a pagarono centinaia di milioni di dollari in multe. Indipendentemente dall’esito di questa nuova causa, la realtà dei fatti è che finché queste tre aziende controlleranno la stragrande maggioranza della produzione, il mercato delle memorie rimarrà estremamente saturo e costoso per tutti.
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