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Beyblade su PS1: il videogioco riusciva davvero a ricreare le battaglie tra trottole?
Se nel 2003 seguivate Beyblade su Italia 1, probabilmente a casa avevate almeno una trottola pronta per la prossima sfida.
Si cambiavano i pezzi, si provava un lancio diverso e poi si restava a guardare quale delle due avrebbe resistito più a lungo.
In piena Beyblade mania arrivò in Europa anche Beyblade: Let it Rip! per la prima PlayStation.
Il gioco ci lasciava creare un personaggio e costruire il nostro Beyblade.
Potevamo affrontare una serie di avversari nella modalità Torneo oppure passare alla Battaglia Libera, anche contro un amico.
Vincendo si ottenevano punti da spendere in nuovi pezzi: dall’anello d’attacco alla base, fino al lanciatore.
Per chi passava già il tempo a smontare e rimontare le proprie trottole, era forse la parte più divertente.
Una volta nell’arena, una barra stabiliva la potenza del lancio. Poi si cercava di colpire la trottola avversaria, farla smettere di girare o mandarla fuori dallo stadio. Potevamo anche evocare i Bit Power per sferrare gli attacchi speciali, proprio come nel cartone. Il problema era che le battaglie non avevano la stessa energia: lo stadio era spoglio e, dopo un urto, riprendere il controllo del nostro Beyblade poteva diventare frustrante.
A distanza di oltre vent’anni, Beyblade X ha riportato le sfide sotto i riflettori, con nuovi potentissimi bey e tornei anche in Italia.
Sono arrivati pure XONE ed EVOBATTLE, due videogiochi che rendono gli incontri più movimentati e spettacolari.
Quello su PS1 aveva parecchi limiti, certo, ma sapeva fare una cosa benissimo: farci venire voglia di spegnere la console e sfidare qualcuno con le trottole vere.