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Washington vuole un'AI senza regole pubblicamente, ma in privato sta trattando con Pechino
Trump ha scritto di voler lasciare il tema dell'intelligenza artificiale "esattamente dov'è", due giorni dopo aver respinto pubblicamente, all'Assemblea Generale ONU, ogni forma di coordinamento internazionale sull'AI: "il nostro argine è il Dipartimento di Giustizia", ha aggiunto. Poche ore dopo, alla Casa Bianca, Xi Jinping ha detto che Cina e Stati Uniti "hanno la capacità e la responsabilità di sviluppare e gestire l'AI per il bene comune, assicurando che il suo sviluppo resti sempre sotto controllo umano".
Mentre i due leader si scambiavano dichiarazioni pubbliche opposte, i rispettivi governi lavoravano su un binario diverso: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha incontrato a New York il vice premier cinese He Lifeng, e i due paesi hanno tenuto quello che il ministero del Commercio cinese ha definito il loro primo dialogo formale sull'intelligenza artificiale, con una proposta statunitense di un meccanismo di notifica bilaterale per gli incidenti AI legati alla sicurezza nazionale.
Il giorno prima, davanti al Consiglio di Sicurezza ONU, i CEO di Anthropic e OpenAI avevano chiesto lo stesso tipo di coordinamento che il segretario al Tesoro negoziava in privato. "Nessun leader, nessuna azienda e nessuna nazione può gestire questo da sola", ha detto Dario Amodei, proponendo di partire da accordi minimi su cui ogni paese può convergere, come il divieto di usare l'AI per armi biologiche, per poi costruire sistemi di verifica reciproca e infine un allarme globale condiviso. Sam Altman ha chiesto una segnalazione rapida degli incidenti, ricordando che OpenAI ha già rallentato lo sviluppo dei propri modelli una volta e lo rifarebbe.
Un governo respinge il coordinamento davanti all'ONU, il giorno dopo lo negozia a porte chiuse con lo stesso interlocutore appena escluso in pubblico: Bessent negozia in privato quello che Trump respinge in pubblico.
Non tutta l'industria americana segue la stessa linea. Mark Zuckerberg ha detto alla NBC News di non credere che serva "un coordinamento a livello di settore", perché l'incentivo commerciale a fare le cose per bene basta da solo; Jensen Huang, atteso alla cena di Stato con Xi, ha definito eccessivi i timori sull'AI. La posizione di Trump somiglia più alla loro che a quella di Altman o Amodei.
Mentre Washington discute in privato, Pechino costruisce la propria coalizione in pubblico: a luglio ha lanciato la World AI Cooperation Organization, 29 paesi senza nessuna grande democrazia occidentale, proposta ai paesi in via di sviluppo come alternativa a un mercato dominato da poche aziende americane. Al Consiglio di Sicurezza, il Pakistan, membro fondatore dell'organizzazione cinese, ha avvertito che le misure di sicurezza non devono trasformarsi in uno strumento per negare la tecnologia: un riferimento diretto ai controlli sulle esportazioni di chip, che Xi chiede di allentare proprio in questa visita. La superficie di attacco degli agenti AI si allarga a prescindere da chi la sfrutta, e a RSAC 2026 le strutture per governarla mostravano ancora lacune aperte.
Clement Delangue, CEO francese di Hugging Face, l'azienda colpita quest'estate da agenti OpenAI andati fuori controllo, un caso che il mercato della cybersecurity ha già trasformato in opportunità, ha raccontato al Consiglio come il suo team abbia provato a difendersi con modelli chiusi americani, bloccati dai propri stessi filtri di sicurezza, respingendo l'attacco solo con un modello open source cinese. Il rischio più grande, secondo Delangue, è che a controllare l'AI restino poche aziende e pochi paesi.
Trump respinge in pubblico il coordinamento e il suo segretario al Tesoro lo negozia in privato con Pechino, mentre Anthropic e OpenAI chiedono un tavolo comune e Meta e NVIDIA dicono che il mercato basta da solo. Il meccanismo di notifica proposto a Pechino nasce dallo stesso vuoto che un altro governo ha appena sperimentato: un incidente reso pubblico solo mesi dopo i fatti. Chi resta fuori da entrambe le trattative è chiu