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Ma quanto era bello Toy Story 2 Woody e Buzz alla Riscossa sulla PS1?
C'è stato un momento preciso, a cavallo tra la fine degli anni novanta e l'inizio del nuovo millennio, in cui l'industria videoludica sfornava tie-in di continuo.
All’epoca ogni grande produzione cinematografica, specialmente se d'animazione, doveva necessariamente arrivare sui nostri schermi accompagnata da un rispettivo adattamento videoludico e il bello è che, prima di un drastico calo qualitativo di questo genere di produzioni, questa tradizione ci ha regalato titoli che chiunque abbia vissuto quel periodo da bambino o adolescente non può che ricordare con affetto. Uno di questi è proprio Toy Story 2: Woody e Buzz alla riscossa!, platform arrivato in Europa nel novembre del 2000 e che, pur essendo approdato su svariate piattaforme, in tanti ricordano nella sua versione PlayStation 1.
Sviluppato dai talentuosi ragazzi di Traveller's Tales (esatto, proprio la software house che da lì a qualche anno sarebbe diventata la regina indiscussa dei giochi LEGO) e pubblicato da Activision, il gioco non è un tie-in senz’anima e, dopo quasi trent’anni, lo si ricorda ancora con gran piacere. Rigiocando oggi il titolo, approfittando magari della sua presenza nel catalogo dei classici su PlayStation Plus Premium (purtroppo solo in lingua inglese), non è affatto difficile comprendere il perché di tanto successo. Gran parte del fascino del gioco derivava proprio dalla sua prospettiva, che all'epoca era decisamente meno comune di quanto non sia oggi. Ancora adesso produzioni come Grounded o Empire of the Ants dimostrano quanto questo espediente riesca a rendere affascinante anche l'ambiente più familiare. Nel gioco eravamo Buzz Lightyear, un giocattolo alto trenta centimetri all'interno di un universo pensato per gli esseri umani. Il level design sfruttava questa premessa in modo a dir poco geniale e già dal primo livello, l'iconica casa di Andy, anche un semplice salotto sembrava un ambiente enorme da esplorare a suon di doppi salti, oscillazioni e balzi sui trampolini. E, inaspettatamente, col progredire della storia si visitavano scenari sempre più grandi ed interessanti, passando da ambienti più piccoli come la casa a spazi dal più ampio respiro come il giardino, il cantiere edile ed il negozio di giocattoli.
Toy Story 2: Woody e Buzz alla riscossa! si ispirava ai grandi classici del genere e riusciva a conciliare due anime diverse: da una parte avevamo un sistema di controllo incredibilmente semplice e basato su pochi tasti e, dall’altro, una struttura di gioco che permetteva di avanzare senza troppe difficoltà, senza però rinunciare ad una presenza importante di collezionabili più complessi. Un bambino poteva giocare senza troppi problemi, girovagando per gli scenari e magari raccogliendo i Gettoni Pizza Planet più semplici, così da sbloccare subito l’accesso alla missione successiva.I completisti potevano invece dedicarsi all’esplorazione di ogni angolo, così da trovare tutti i segreti e soddisfare le richieste degli NPC. Ciascuna missione era infatti impostata in modo identico a tutte le altre: ogni personaggio aveva un incarico da affidarci e bastava solitamente raccogliere gli oggetti per recuperare un gettone. C’era Mr. Potato che trafficava gadget extra, il salvadanaio Hamm che scambiava un gettone in cambio di monetine, la macchinina che ci sfidava in corse a tempo e un personaggio diverso in ogni livello che ci chiedeva di raccogliere cinque collezionabili, come i soldatini verdi nel giardino. Pur nella sua struttura semplice e rassicurante per i più giovani, il gioco riusciva comunque a sorprendere, perché missione dopo missione si scoprivano nuove aree e si incontravano personaggi mai visti prima.
Non mancavano nemmeno momenti più action, visto che oltre a qualche mob sparso in giro per le mappe c’erano veri e propri boss e mini-boss: i primi erano protagonisti di missioni dedicate e i secondi si trovavano in determinati livelli e andavano sconfitti per ricevere un gettone Pizza Planet. Qui entrava in gioco una meccanica