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Perché le aziende giapponesi nascondono l'uso dell'IA?
L'intelligenza artificiale non si limita ad essere un semplice esperimento in Giappone, poiché è già parte integrante del lavoro quotidiano di aziende, anche se in molte scelgono di non parlarne apertamente.
A rivelarlo è un recente sondaggio della società creativa Amana, riportato da GameBiz, che fotografa un'industria in rapido cambiamento in cui tecnologia e creatività si intrecciano sempre più strettamente. Infatti, secondo i dati raccolti su 400 professionisti tra marketing, comunicazione e sviluppo videoludico, il 59% delle aziende utilizza già strumenti IA generativa.
Non solo, oltre il 61% degli intervistati ammette che queste tecnologie stanno influenzando direttamente le decisioni creative, andando ben oltre il semplice supporto tecnico per entrare nel cuore delle scelte artistiche.
Eppure, dietro questa diffusione capillare si nasconde un dato sorprendente. Il 71,4% delle aziende che utilizza l'IA non lo comunica pubblicamente e i motivi orbitano attorno ai timori su copyright e proprietà intellettuale (32,5%), ma anche alla difficoltà di valutare i risultati (24%) e a una qualità dei contenuti ancora altalenante (21,5%).
Il quadro si complica se si guarda all'organizzazione interna: quasi il 43,5% degli intervistati dichiara che nella propria azienda non esistono linee guida chiare sull'uso dell'IA, oppure che non sono note ai dipendenti.
Un segnale evidente di come la tecnologia stia correndo più veloce delle regole stesse.
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