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Piano AI e azioni Big Tech, il caso Trump si fa delicato
Donald Trump ha acquistato fino a 5 milioni di dollari in azioni di grandi società tecnologiche nello stesso giorno in cui la Casa Bianca ha diffuso il suo piano nazionale sull'intelligenza artificiale. Le operazioni riguardano Amazon, Apple, Meta, Microsoft, NVIDIA e Broadcom, cioè alcune delle aziende più esposte alla corsa infrastrutturale e commerciale legata all'AI.
Il dato emerge dalle informative finanziarie relative al primo anno del suo secondo mandato presidenziale. Secondo i documenti, il periodo è stato particolarmente redditizio per il patrimonio personale di Trump, con guadagni superiori a 2 miliardi di dollari. La parte più consistente sarebbe arrivata dalle criptovalute, ma il passaggio verso le azioni Big Tech aggiunge un tassello delicato, perché incrocia direttamente politica industriale, mercati e regolazione tecnologica.
Il punto non è solo l'entità dell'investimento, indicata in una fascia massima fino a 5 milioni di dollari. Il nodo è la coincidenza temporale con l'AI Action Plan della Casa Bianca, un documento destinato a orientare priorità federali, infrastrutture, investimenti e approccio regolatorio sull'intelligenza artificiale. In un settore dove una singola decisione pubblica può muovere miliardi di dollari, il confine tra gestione patrimoniale e ruolo istituzionale diventa particolarmente sensibile.
Le aziende coinvolte sono tutte centrali nella filiera AI: Microsoft e Amazon competono nel cloud, Meta investe pesantemente nei modelli generativi, Apple sta integrando funzioni AI nei propri ecosistemi, NVIDIA domina l'hardware per accelerazione e Broadcom è un fornitore chiave per chip e networking. Anche nelle scelte di Microsoft tra AI e GPU si vede quanto la riallocazione di capitali verso l'infrastruttura intelligente stia diventando il centro delle strategie tecnologiche.
La famiglia Trump non avrebbe i propri asset in un blind trust, ma sostiene di non decidere direttamente quali titoli vengano comprati o venduti dai broker. Questo meccanismo, però, non elimina il tema della trasparenza: le informative indicano che Trump era tenuto a dichiarare gli acquisti in società come Amazon, Apple e Microsoft, ma tali comunicazioni non sarebbero state effettuate nei tempi previsti.
La conseguenza, per omissioni ripetute, sarebbe stata una sanzione di importo contenuto. Resta però il precedente: le informative citano oltre 3.600 operazioni riconducibili a conti di brokeraggio legati alla famiglia Trump, con alcuni investimenti definiti particolarmente tempestivi. Tra questi compare anche Dell, acquistata poco prima dell'assegnazione di un contratto di difesa da 9,7 miliardi di dollari.
Per il settore tecnologico, la vicenda mette insieme tre piani che raramente restano separati: mercati azionari, decisioni pubbliche e infrastruttura AI. Quando la politica federale può incidere su cloud, chip, data center e appalti, la gestione degli investimenti personali dei decisori pubblici diventa un tema strutturale, non una semplice nota di costume finanziario.
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