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Amazon consuma più della Nuova Zelanda, l’AI presenta il conto
Amazon ha chiuso l'ultimo bilancio ambientale con un aumento del 16% della propria impronta di carbonio, mentre i consumi energetici complessivi hanno superato quelli della Nuova Zelanda. Il dato pesa perché arriva durante una fase di forte espansione dell'infrastruttura cloud e dei servizi legati all'intelligenza artificiale, che richiedono sempre più capacità di calcolo, energia e raffreddamento.
L'azienda attribuisce una parte significativa della crescita alla domanda senza precedenti generata dall'AI, in particolare nei servizi cloud e nei workload più intensivi. AWS ha registrato una crescita dei ricavi del 20%, ma l'indicatore di CO2 per dollaro di ricavo è aumentato del 3% su base annua, pur restando inferiore del 38% rispetto al livello del 2019.
Il punto più delicato non riguarda però solo i server. Circa il 76% delle emissioni totali di Amazon arriva ora dalla supply chain, cresciuta del 20% anno su anno. La filiera, tra produzione, logistica, materiali e servizi collegati, resta quindi il principale fattore di pressione, più ancora dell'elettricità acquistata direttamente per alimentare le infrastrutture.
Le emissioni legate all'elettricità acquistata sono aumentate del 34%, ma rappresentano circa il 5% dell'intera impronta carbonica del gruppo. È un dato che ridimensiona una lettura troppo semplice del problema: i data center AI consumano moltissimo, ma l'impatto ambientale di un colosso come Amazon è distribuito lungo un ecosistema industriale molto più ampio.
La crescita dei servizi cloud si inserisce in un quadro in cui fiducia, infrastrutture e rischio digitale sono sempre più collegati: anche la gestione dei dati personali dopo una violazione mostra quanto le piattaforme digitali dipendano da sistemi complessi, costosi da proteggere e, sempre più spesso, energivori da mantenere operativi su scala globale.
Amazon sostiene di essere ancora allineata al proprio obiettivo di net zero 2040, anche grazie a 80 nuovi progetti di energia rinnovabile e carbon-free aggiunti nell'ultimo anno. La capacità complessiva dichiarata sale così a 42 GW su 712 progetti, mentre 61 cantieri hanno utilizzato materiali a minore impatto carbonico.
Resta aperto il tema dell'efficienza. I data center di Amazon hanno registrato un PUE 1,14, valore buono ma non al vertice del settore, soprattutto se confrontato con infrastrutture concorrenti più efficienti. La corsa all'AI sta quindi trasformando il cloud in un problema industriale prima ancora che software: più modelli, più inferenza e più servizi significano anche più energia, più acqua e più pressione sulla rete elettrica.
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