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Pizzaballa: 'A Gaza abbiamo il dovere di promettere un futuro'
"Gaza ha bisogno di essere ricostruita totalmente, non soltanto nelle infrastrutture, ma soprattutto bisogna ricostruire il senso di comunità, di appartenenza, di vita, di vita sociale. E' tutto da ricostruire. Però non è un futuro che gli possiamo negare: abbiamo bisogno di garantirglielo e di promettergli di fare di tutto per renderlo possibile. Il 7 ottobre è stato, ed è ancora, un dramma gravissimo: è stato uno spartiacque nella vita di Israele, ma anche nella nazione e tra i palestinesi". E' il messaggio che il cardinale Pierbattista Pizzaballa, patriarca di Gerusalemme, ha affidato alla comunità accademica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa che gli ha conferito il dottorato honoris causa in diritti umani, in una cerimonia alla quale ha partecipato, tra gli altri, anche il ministro dell'Università e della ricerca, Anna Maria Bernini.
Il porporato ha tenuto una lectio magistralis dal titolo 'L'umanità dell'altro. Dignità e diritti nel tempo della guerra' e ha evidenziato come "l'umanità dell'altro non rappresenta un limite alla nostra libertà o alla nostra sicurezza, al contrario, è una condizione della nostra stessa umanità e quando dimentichiamo questa verità, non feriamo soltanto gli altri, compromettiamo anche il nostro futuro".
Rivolto a studenti e professori della Sant'Anna ha detto poi: "Vi lascio questa unica consegna: fare della propria competenza uno strumento per ampliare lo spazio della dignità umana, perché le società cambiano quando qualcuno rende possibile ciò che sembrava impossibile e quando qualcuno decide di vedere una persona dove altri vedono soltanto un nemico, un problema o un numero".
Ecco perché, per Pizzaballa, "le parole hanno un peso": "Esse raggiungono le persone, formano un'opinione, orientano il modo di leggere ciò che accade. In Terra Santa, parole entrambe necessarie come sicurezza e giustizia sono rimaste a lungo separate, legate a esperienze diverse. Usate fuori dal proprio contesto, rendevano difficile il confronto. La disumanizzazione comincia spesso proprio dalla distruzione di questa possibilità. Quando dell'altro rimane soltanto una definizione sprezzante, il suo volto scompare".
Il cardinale ha osservato che "vivere insieme richiede regole e istituzioni capaci di custodire la libertà delle persone: la qualità di queste istituzioni si misura anche dalla possibilità di rivolgersi a esse a prescindere dalle proprie convinzioni". E' questo l'esercizio più complicato, riconoscere l'altro e dialogarci anziché demonizzarlo: "Il linguaggio violento - ha concluso Pizzaballa - partecipa al conflitto: prepara atteggiamenti, rende accettabili comportamenti, abitua a pensare che alcune vite meritino meno attenzione. Una parola pubblica responsabile deve saper nominare le ingiustizie, gli atti di violenza e gli abusi, e riconoscere chi ne risponde: le ingiustizie vanno chiamate per nome, anche quando questo disturba le nostre appartenenze o i nostri interessi".