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Neonato morì per problemi post parto, l'ex primaria ai domiciliari
Avrebbero creato un nodo artificiale al cordone ombelicale per far apparire la morte del neonato come conseguenza di un evento imprevedibile, e anche provato a falsificare la cartella clinica. Svolta nelle indagini sul decesso di un bambino, a causa di complicazioni post-parto, avvenuto nel marzo di due anni fa all'ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia. I militari della Guardia di Finanza di Torre Annunziata hanno eseguito un'ordinanza cautelare, emessa dal gip del tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura, nei confronti di quattro persone: tre medici e un'ostetrica. I reati contestati sono, a vario titolo, quelli di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario, falsità materiale e falsità ideologica in atto pubblico commessa da pubblico ufficiale e frode in processo penale e depistaggio.
Per l'allora primaria del reparto di Ginecologia Eutalia Esposito, ex consigliera comunale a Castellammare di Stabia, sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per gli altri tre indagati è stata applicata una doppia sospensione di dodici mesi dall'esercizio dell'attività professionale e dall'esercizio del pubblico ufficio o servizio ricoperto. Tutto trae origine dalle indagini avviate dopo la morte di un bimbo di un mese, immediatamente ricoverato in terapia intensiva a causa delle complicazioni intervenute a seguito del parto. Per gli inquirenti, il personale sanitario non solo "avrebbe cagionato per colpa la morte del neonato", ma avrebbe "posto in essere una serie di condotte, iniziate già nella fase operatoria, finalizzate ad occultare le proprie responsabilità".
Sarebbe emerso che gli indagati hanno creato "un nodo al cordone ombelicale del neonato, finalizzato a rappresentare un evento imprevedibile per i ginecologi", smaltendo immediatamente il cordone stesso e la placenta, "tenendo - è il convincimento di chi ha portato avanti l'inchiesta - una condotta non conforme alle prassi cliniche ordinariamente seguite presso il nosocomio". Gli investigatori avrebbero accertato poi falsificazioni alla cartella clinica, in particolare per ciò che riguardava gli orari di presenza e le operazioni condotte dal personale medico. Gli indagati avrebbero anche "concordato tra loro delle versioni di comodo da riferire agli inquirenti", con il primario del reparto di Ginecologia del San Leonardo che avrebbe "promosso l'articolata e complessa attività di alterazione delle fonti di prova, al fine di tutelare la propria posizione, alla luce dell'influenza dallo stesso esercitata all'interno del reparto ospedaliero dallo stesso diretto".