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ArtCraft, 12 alternative AI gratuite ad Adobe: cosa si può usare e come installarle
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Da una protesta contro le penali degli abbonamenti Adobe è nata ArtCraft, una suite di applicazioni gratuite e open source che prova a riprodurre Photoshop, Premiere, Lightroom e altri programmi professionali. Il suo creatore, l’ingegnere informatico Brandon Thomas, racconta di aver pagato più volte i costi di cancellazione di Creative Cloud e di aver deciso di sviluppare alternative accessibili a tutti. Per realizzarle si è affidato anche all’intelligenza artificiale Claude Opus 5.5 di Anthropic, utilizzando il linguaggio Rust.
Il progetto era partito con sette alternative ai software Adobe, ma oggi ArtCraft comprende dodici applicazioni, con strumenti anche per audio, videoscrittura, presentazioni, CAD e fogli di calcolo. È arrivato inoltre un programma che permette di installarle e aggiornarle su Mac, Windows e Linux. La domanda è quanto siano già utilizzabili, quali limiti abbiano e se possano sostituire almeno in parte i programmi a pagamento.
La suite comprende PhotoCraft per il ritocco fotografico, FilmCraft per il montaggio video, LightCraft per la gestione delle fotografie e VectorCraft per la grafica vettoriale. Si aggiungono programmi per PDF, effetti speciali e impaginazione, oltre a cinque applicazioni dedicate ad attività che vanno oltre il catalogo Adobe originale.
Tutte sono presentate come software gratuiti e open source, ma la disponibilità di un’applicazione non significa che abbia già tutte le funzionalità del programma a cui si ispira. Il sito ufficiale distingue infatti i progetti in fase alpha da quelli ancora in sviluppo.
Stato dichiarato sul sito ufficiale ArtCraft al 12 ottobre 2026. I programmi indicati come riferimento servono a identificare la categoria di utilizzo e non implicano compatibilità completa con i relativi file o funzionalità.
Brandon Thomas ha alle spalle circa quindici anni di esperienza nello sviluppo software, con precedenti incarichi presso Storyteller.ai e Square. Secondo quanto raccontato dallo stesso sviluppatore, l’idea di ricreare le applicazioni Adobe nasce anche dalla frustrazione per le condizioni economiche di Creative Cloud e, in particolare, per le penali richieste in occasione della cancellazione degli abbonamenti.
Il problema non riguarda soltanto Thomas. Le condizioni di annullamento di Creative Cloud erano già finite al centro di una controversia con la Federal Trade Commission statunitense, soprattutto per il funzionamento dei piani annuali con pagamento mensile.
Thomas ha quindi deciso di sviluppare una famiglia di applicazioni con strumenti e interfacce familiari a chi utilizza Adobe, affidandosi in misura significativa a Claude Opus 5.5 di Anthropic per la generazione e la revisione del codice. Lo sviluppatore ha precisato di avere una lunga esperienza anche con Rust, il linguaggio scelto per realizzare i programmi.
Le prime sette applicazioni sono nate in tempi molto ridotti e lo sviluppatore aveva inizialmente ipotizzato di raggiungere una parità funzionale completa con i programmi Adobe nel giro di un mese. Una previsione che le successive valutazioni tecniche hanno sensibilmente ridimensionato.