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AI: adesso anche Linus Torvalds sdogana il vibe coding
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La storia la sappiamo tutti. Era il 1991 quando uno studente di Helsinki di ventun anni scriveva a mano, riga dopo riga, il nucleo di un sistema operativo per il suo personal computer con processore 386. Trentacinque anni dopo quello stesso Linus Torvalds, che nell’estate del 2022 rilasciava il kernel 5.19 da un MacBook Air M2 con Asahi Linux, suggerisce a uno sviluppatore di rinunciare ai compilatori, se proprio vuole dimostrare di capire che cosa sta facendo.
La battuta è del 13 ottobre ed è comparsa sulla mailing list del kernel, come ha raccontato per primo The Register. A riceverla è stato Laurent Pinchart, sviluppatore del kernel e fondatore di Ideas on Board, contrario alla decisione dei maintainer (i responsabili dei singoli sottosistemi) di abolire il tag Assisted-by. Da gennaio la documentazione chiedeva di aggiungerlo ai commit scritti con «qualsiasi tipo di strumento avanzato di programmazione».
La proposta di cancellare la regola risale al 9 ottobre. L’ha presentata con una patch Sasha Levin, sviluppatore del kernel e ingegnere di Nvidia, spiegando che il Maintainers Summit aveva trovato il consenso per dichiarare il tag obsoleto, e ha raccolto più di cinquanta risposte. Jeff Layton, sviluppatore di Red Hat, aveva osservato che non tutti rispettano l’obbligo e che il tag finisce per fare pubblicità gratuita ai modelli proprietari.
Pinchart ha ribattuto che senza un altro meccanismo di dichiarazione obbligatoria gli autori delle patch si sentiranno liberi di protestare davanti alla domanda, e che una regola fissa le aspettative anche se qualcuno la aggira. Chi bara c’è sempre stato, ha scritto, e i suoi contributi vengono respinti: l’argomento dell’inapplicabilità non lo convince. Una classica polemica da community del mondo open source versione Linux, una delle più “toste” per i neofiti (e anche per molti veterani), guidata per anni da Torvalds che le cose storicamente non le manda a dire.
E infatti Torvalds ha risposto che regole di questo genere sono «assolutamente stupide» (nel messaggio originale, tutto in maiuscolo) e che la posizione di Pinchart ha a che fare con le sue «fisse». Poi ha enunciato una regola nuova, valida solo per lui: niente compilatori per le patch destinate al kernel. Gli autori dovrebbero scrivere in assembler, come prova di comprendere il funzionamento della macchina, e rinunciare anche all’editor per i messaggi di commit, perché il tasto backspace nasconde gli errori di battitura. Chi pretende la confessione dell’intelligenza artificiale, a quel punto, dovrebbe esigere anche quella del compilatore.
Il passaggio serio, in mezzo agli sfottò, però c’è ed è un altro: a Torvalds basta che le persone facciano del loro meglio e capiscano quello che fanno, e la comprensione ha poco a che vedere con gli strumenti usati. Il tema si ricollega direttamente con altre polemiche in altri ambiti: ci si chiede se oggi la matematica (dove l’intelligenza artificiale sta facendo prove su prove, togliendo il lavoro ai matematici) sia in pericolo o se lo sia solo l’idea che un matematico per essere bravo “deve fare fatica“. E nel mondo della letteratura? Un libro per essere “bello” deve essere “genuino” cioè scritto da un autore possibilmente a mano, attraverso una serie di revisioni infinite e documentabili su fogli stampati.
Sono questioni aperte che per Torvalds non rilevano per niente. L’uomo è pragmatico e molto convinto della giustezza delle sue opinioni, che hanno una notevole autorevolezza conquistata attraverso anni di verifiche empiriche: ha molto spesso ragione.
Quattro giorni prima delle mail di cui sopra, il 9 ottobre, Torvalds era salito sul palco dell’Open Source Summit Europe di Praga, in conversazione con Dirk Hohndel, responsabile di Ericsson Software Technology. Sull’intelligenza artificiale aveva cominciato giudicandola «non molto buona»; adesso, ha detto, gli piace «davvero molto» usarla, e la usa «per le cose