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Amori & Incantesimi 2 - La recensione
Nei trent’anni dalla sua uscita, Amori & incantesimi, che nel 1998 era stato detestato dalla critica, è diventato un film di culto per stuoli di persone che avevano età ancora impressionabili all’avvento del "Y2K". Era prevedibile che, invece di essere preservato nel suo involucro di nostalgia, sarebbe stato ritirato fuori nell’operazione di recupero di qualsiasi proprietà intellettuale possa occupare i cinema invece di un’idea nuova e/o interessante e/o rischiosa. La stessa Alice Hoffman, autrice del libro alla base del primo film, aveva rivangato (eh eh eh) il lieto fine delle sue protagoniste del 1995 dopo molto tempo, pubblicando un seguito nel 2021 che è stato prontamente trasposto cinematograficamente.
Amori & incantesimi 2 rappresenta un’opportunità sprecata. Riesce a mantenere una parte infinitesimale di ciò che rendeva speciale il primo film - nello specifico, la chimica tra Sandra Bullock e Nicole Kidman, ma ancor di più tra Stockard Channing e Dianne Wiest nei panni delle zie - ma, nel pasticcio tortuoso della storia che cerca di raccontare, fallisce completamente di crearsi un’identità o di darne una alle "nuove" sorelle Owens. Nella pellicola originale incontravamo Sally (Bullock) e Gillian (Kidman) Owens, le più giovani di una lunga stirpe di streghe; dopo l’improvvisa morte dei genitori, si trasferivano dalle zie (Channing e Wiest), che insegnavano loro ad utilizzare i loro poteri ma, soprattutto, che sarebbero state colpite dalla maledizione della famiglia Owens, ovvero che qualsiasi uomo che avrebbero amato sarebbe morto male. Due figlie, svariate morti accidentali, un omicidio e un depistaggio dopo, tutte vivevano felici e contente.
Questo fino ai giorni nostri - più o meno, la timeline non ha gran senso, ma ci torneremo dopo - in cui le figlie ormai ventenni di Sally sono cresciute del tutto ignare della loro nobile discendenza streghesca. Quando il fidanzato della sorella "testa calda" Kylie (Joey King) viene investito da una macchina come da maledizione di cui sopra, questa decide di fare tutto ciò che è in suo potere per rompere la maledizione, lasciando la sorella responsabile Antonia (Maisie Williams), che fa il medico, a prendersi cura del suddetto fidanzato in coma. Ispirata da una visione onirica, Kylie parte verso l’Inghilterra, seguita a stretto giro da Sally e Gillian. Queste due assoldano un accademico e mago provetto (Lee Pace, per l’occasione coperto di tatuaggi occulti) per aiutarle a ritrovare la figlia/nipote perduta e riportarla a casa incolume.
Amori & incantesimi 2 fa una fatica immane: deve innanzitutto gestire il fatto che, se nella vita vera sono passati quasi trent’anni, nella storia le figlie già grandicelle di Sally sono delle ventenni, peraltro riassegnando per forza di cose il ruolo di Kylie, che era originariamente di una piccola Evan Rachel Wood. Nonostante la gioventù estetica di Bullock e Kidman, la vaghezza di quanto tempo sia passato dalla prima parte della storia non dà delle fondamenta solide. Il primo film era davvero leggero dal punto di vista del tono e piuttosto semplice nella trama: nonostante l’episodio scatenante della storia fosse un episodio di violenza domestica, si concentrava piuttosto sulle vibes e sui momenti deliziosetti.
L’utilizzo della magia era spigliato e spesso più adorabile e futile che pieno di pathos. Era telepatia, rimedi erboristici, cucchiai che rimestano tazze di tè. Il secondo, invece, si accapiglia con una trama tanto intricata quanto stupida, che incespica a ogni retcon e riscrittura forzata della storia originale, che da un accenno a una maledizione di famiglia come scusa per un film romantico diventa un’enciclopedia di mitologia, un albero genealogico di streghe maledette, una roba oscura e tetra: molto più satanic panic che streghe buone.
Posto che è difficile ricreare la specificità estetica del primo film, Amori & incantesimi 2 si appiattisce verso quello che ci si aspetta da un blockbuster del nostro decennio, compresa la CGI brutt