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Eni: 'Il tetto al prezzo per benzina e diesel proseguirà fino a fine anno'
L'utile dell'Eni vola con risultati che superano di molto l'andamento dello scorso anno. E, per i consumatori, il tetto al prezzo dei carburanti rimarrà fino alla fine dell'anno. O meglio resterà il concetto di price cap, spiega l'amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, secondo cui sarà necessario monitorare "le dinamiche di mercato e di prezzo" e anche "le forniture effettivamente disponibili in rapporto alla nostra struttura logistica, per valutarlo nel corso del periodo". Una disponibilità a prorogare il tetto arriva dall'emiro del Kuwait per il marchio Q8, disponibilità raccolta dal viaggio lampo della premier Giorgia Meloni in Kuwait.
Il limite massimo al prezzo di diesel e benzina era stato comunicato da Eni tra la fine di settembre e l'inizio di ottobre per una durata iniziale di trenta giorni. Attualmente è a 2,25 euro per il gasolio e a 1,99 euro per la benzina e resterà tale fino ad eventuali nuovi annunci.
Una decisione che dà respiro e che offre più tempo e margini al governo, ma che non deve, secondo i consumatori, trasformarsi in un alibi. Il governo non tradisca "persino gli impegni, già inadeguati, presi sul meccanismo delle accise mobili - fa sapere l'Unione nazionale consumatori - altrimenti l'impegno di Eni finisce per essere oscurato da risvolti negativi e dall'irresponsabilità del governo".
La possibilità di estensione fino alla fine dell'anno, sempre collegata all'andamento del mercato e degli approvvigionamenti, era già stata presa in considerazione da Eni, che lo ha ricordato anche durante la conference call con gli azionisti. L'annuncio di Descalzi, infatti, arriva nel giorno dei conti della società nel terzo trimestre dell'anno.
Risultati oltre le attese che si traducono in un sprint in Borsa, con il titolo che chiude con +5,8% a 27,65 euro, e un rafforzamento delle prospettive per la fine dell'anno. Il gruppo, infatti, punta ora a un aumento della produzione di petrolio e gas tra il 6 e il 7%, contro il 5% previsto in precedenza e stima un flusso di cassa annuale di 16,5 miliardi. A questo si aggiunge anche la distribuzione di un dividendo straordinario agli azionisti di 0,46 euro per azione, per l'ammontare di 1,3 miliardi di euro, e un programma di buyback per il 2026 incrementato a 3,8 miliardi.
A dare sostanza alle previsioni sono i numeri. I primi nove mesi dell'anno per Eni si chiudono con un utile netto rettificato pari a 6,4 miliardi di euro, segnando un +70% rispetto allo spesso periodo del 2025. Un crescita che è stata del +125% da luglio a settembre rispetto all'anno precedente, con l'utile netto rettificato a 2,8 miliardi. A superare il census degli analisti anche l'utile netto dei nove mesi, a 7,59 miliardi (+202%), e quello del terzo trimestre, a 3,2 miliardi e con una variazione del 299%.
Inoltre, l'indebitamento finanziario si è ridotto di 2,8 miliardi, attestandosi a 6,7 miliardi a fine settembre, con un gearing proforma al minimo storico del 9%. Bene anche i singoli business, a cominciare dal settore esplorazione e produzione. L'E&P "ha conseguito nuovamente una straordinaria crescita della produzione organica, pari al 7% - ha evidenziato Descalzi -, che riflette l'avvio di nuovi progetti, la piena operatività dei nostri asset e i benefici derivanti dall'avvio della JV Searah nel Sud-est asiatico".
Nello specifico, sempre guardando al terzo trimestre dell'anno, il settore ha conseguito un utile operativo proforma adjusted di 4,63 miliardi, in crescita del 76% rispetto al terzo trimestre 2025. Spostando la lente sugli altri segmenti emergono, anche in questo caso, risultati positivi. Per la divisione gas (Ggp), l'utile operativo proforma adjusted è pari a 407 milioni nel terzo trimestre, in aumento di circa il 50% grazie alle continue ottimizzazioni del portafoglio di asset. Sul fronte della transizione energetica,
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