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I 10 GDR sottovalutati dell'ultimo decennio che devi assolutamente recuperare
Come sempre, sono i grandi GDR che si prendono spesso la scena, perché sono già conosciuti, perché viene fatto più marketing, ma non sono gli unici ad avere qualità e a lasciare il segno in chi li ha giocati. Tra saghe di culto, esperimenti di nicchia e giochi passati in sordina, questi dieci titoli meritano una seconda occhiata.
Il remake riporta in primo piano l’inizio della saga di Estelle Bright, nata nel 2004, aggiornando il combattimento con una combinazione di azione e turni senza rinunciare al suo mondo ricco di dettagli. Anche il remake del secondo capitolo è arrivato, uscito il 17 settembre 2026. Una serie così ampia merita più spazio di quanto le conceda il confronto inevitabile con Final Fantasy.
Qui coltivare, cucinare, pescare e fare amicizia con gli abitanti di Lethe convivono con un action RPG, che ha dodici classi e una trama avvincente. Per chi ama le simulazioni di vita agricola ma cerca anche una storia fantasy, è un incrocio davvero interessante.
Se Wizardry ed Etrian Odyssey vi hanno insegnato ad apprezzare dungeon esplorati in prima persona, questo gioco mette sul tavolo un’idea curiosa, quella di impersonare un libro magico capace di comandare una brigata di soldati burattini. La ricerca di un modo per riportare in vita una persona amata è il motore della ricerca, ma sono esplorazione e combattimenti il vero cuore del gioco.
La guerra non fa da semplice sfondo, perché le sue conseguenze alimentano la storia, mentre gli scontri chiedono al giocatore di mescolare strategia in tempo reale e tattica. Sviluppato da Lancarse con il contributo di Square Enix, è una scelta da considerare per chi vuole un’alternativa ai GDR strategici più noti.
Ambientato in un'accademia isolata da una nebbia che trasporta gli studenti in un Altromondo demoniaco, Monark punta tutto su atmosfere cupe e drammatiche. La progressione può richiedere parecchio grinding, ma le abilità, i sistemi di combattimento e una colonna sonora cupa danno carattere a un gioco che non punta tutto sull’impatto visivo.
Nato come successore spirituale di Suikoden, il progetto riuniva Rabbit & Bear Studios e Yoshitaka Murayama, creatore della serie originale e regista dei primi due capitoli. Il gioco ha mantenuto la promessa di un’avventura dal sapore familiare, con una trama coinvolgente. Murayama, tra l'altro, è morto il 6 febbraio 2024, due mesi prima dell’uscita, questo è quindi anche l’ultimo progetto che ha guidato.
La pixel art richiama i GDR a 16 bit, ma CrossCode ci costruisce sopra combattimenti rapidi, enigmi impegnativi e una storia di fantascienza. La protagonista si risveglia senza memoria e non può parlare, una premessa familiare che il gioco usa per introdurre un mistero originale.
Chi apprezza Persona può trovare qui un altro gruppo di studenti intrappolati in una realtà virtuale. Il sequel riprende alcuni spunti del primo gioco, ma rende i combattimenti più scorrevoli, ridisegna i dungeon e migliora la resa visiva. La premessa del primo capitolo torna, mentre l’esperienza ha un ritmo migliore.
Nel 1695, tra i boschi infestati del Nord America, Red e Antea lavorano come cacciatori di fantasmi. Un amico li ha invitati nel Nuovo Mondo, ma muore poco dopo il loro arrivo, e la vicenda prende una piega sempre più strana. Cinque finali possibili accompagnano un action RPG che sceglie ambientazione e tono lontani dal fantasy più convenzionale.