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Remothered Red Nun's Legacy Recensione: la Sicilia horror che terrorizza
Remothered: Red Nun's Legacy chiude la trilogia survival horror italiana con una grande atmosfera ma con un gameplay molto conservativo.
8 anni fa uno studio di sviluppo italiano decise di trasporre in forma videoludica la propria personale visione del genere survival horror, assumendo a riferimento di game design il celebre Clock Tower (di cui inizialmente doveva essere un remake moderno), e attingendo anche a molto J-horror in quanto ad atmosfere e spunti narrativi e meccanici. Il risultato fu Remothered: Tormented Fathers, opera largamente apprezzata con cui Stormind Games e l'autore Chris Darril si fecero conoscere sulla scena internazionale. Seguì un secondo capitolo meno riuscito, anche per via di numerosi problemi tecnici al lancio che ne minarono sensibilmente la reputazione.Remothered: Broken Porcelain tentò di rinnovare la formula di gioco con una serie di meccaniche aggiuntive, ma non adeguatamente amalgamate in una sintesi davvero efficace. A livello narrativo, tuttavia, l'opera continuava a risultare affascinante, espandendo la lore del primo capitolo e gettando le basi per un terzo, che avrebbe avuto il compito di tirare le fila di una storia tanto appassionante quanto terrificante.Dopo anni di attesa, il momento è finalmente arrivato. Remothered: Red Nun's Legacy rappresenta la chiusura di un cerchio aperto nel 2018. Stormind Games ha consegnato al pubblico un degno finale della sua trilogia stalker horror, calando in maniera soddisfacente il sipario su una storia non semplice da concludere e recuperando la formula di gioco del primo capitolo: una scelta conservativa efficace anche se tutt'altro che coraggiosa.
L'orrore Made In Italy tende ad assumere connotati da sempre esemplificativi delle idiosincrasie della società italiana: la cultura familiare, la propensione all'omertà e alla segretezza, la devozione alla religione, la sfiducia nell'autorità e nel potere costituito sono tutti alleli del nostro DNA, cui i maestri del genere, da Dario Argento a Lucio Fulci, da Mario Bava a Pupi Avati, hanno dato corpo portando tali ossessioni alle estreme conseguenze.
Ecco perché nel cinema horror nostrano la minaccia spesso ha a che fare con il legame di sangue, l'ereditarietà, il segreto familiare, le logge occulte. La dimensione esoterica da un lato, e domestica dall'altro, giocano spesso un ruolo cruciale nella rappresentazione di un orrore che fa tanto più spavento quanto più suggerisce una vicinanza alla quotidianità dei personaggi, insidiandone gli aspetti più intimi e privati. Stormind Games questa lezione l'ha appresa benissimo, proponendo fin dal primo gioco della serie una storia in cui l'orrore scaturiva dalla perversione dei legami di sangue, al contempo alimentando nel giocatore la curiosità verso la tessitura di un mistero la cui soluzione appariva sempre sfuggente e rimandava a un futuro capitolo che ne permettesse una totale comprensione. Una scommessa non facile eppure, si può ora constatarlo, vinta dallo studio italiano: sotto la supervisione del Chief Creative Officer Daniele Azara, il team di scrittura è riuscito a imbastire una degna conclusione a una serie che aveva lasciato molti nodi narrativi da sciogliere, offrendo al contempo una storia sufficientemente autonoma da poter essere fruita anche da chi non abbia giocato i precedenti capitoli.Da questo punto di vista, infatti, la già annunciata riedizione dei primi due Remothered in versione rimasterizzata, entrambi in arrivo nel 2027, fa sì che The Nun Legacy interpreti non solo il ruolo di capitolo conclusivo, ma anche di possibile punto di ingresso per una nuova generazione di fan. Il setting è, come di consueto, la Sicilia di qualche decennio fa: Susan e Angelo sono una coppia di genitori la cui bambina Agata è stata rapita qualche tempo prima. L'assenza di qualsiasi comunicazione da parte dei rapitori ha gettato la famiglia nella totale disperazione. Una svolta improvvisa avviene con la ricezione di un nastro che ritrae l'antica magione della