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OpenAI annuncia tre importanti scoperte scientifiche
Meno di un mese fa, OpenAI aveva pubblicato centinaia di manoscritti destinati alla comunità scientifica, lasciando ai ricercatori il compito di valutarne i risultati. Questa volta l’approccio è più strutturato. L’azienda ha presentato tre annunci, dedicati rispettivamente alla matematica, all’informatica teorica e alla fisica. Ha inoltre coinvolto esperti esterni con il compito di guidare il lavoro di valutazione e contribuire a stabilire la validità dei risultati.
La novità non sta tanto nei risultati quanto nel metodo. Per informatica e fisica, OpenAI ha affidato la supervisione a gruppi di esperti indipendenti. Per la matematica ha fatto il contrario: su consiglio degli specialisti ha pubblicato direttamente l’output del modello, lasciando ai ricercatori il compito di costruirsi le proprie spiegazioni. Il materiale è finito su GitHub.
Il primo annuncio riguarda un problema matematico sul comportamento delle onde mentre si propagano nello spazio. Secondo OpenAI, il modello ha dimostrato la congettura di Sogge per tutte le dimensioni pari o superiori a due, grazie anche all’uso di un’equazione differenziale aggiuntiva.
Il bottino non finisce qui. Dalla stessa dimostrazione discenderebbero anche le congetture di Kakeya, sia la versione massimale sia quella sulla dimensione, e le stime di restrizione sferica di Stein su tutto l’interno del range congetturato. Sono problemi che hanno tenuto svegli i matematici per decenni, e qui compaiono in blocco, come una fila di birilli.
Per ricordare di chi stiamo parlando, Hong Wang, professoressa alla NYU, ha vinto una prestigiosa Medaglia Fields per aver risolto la congettura di Kakeya in tre dimensioni. OpenAI sostiene che il suo modello l’abbia chiusa in tutte. Per questo risultato OpenAI ha rilasciato l’output così com’è, come aveva fatto il 6 ottobre. La spiegazione, insomma, tocca a noi.
Il secondo risultato è particolarmente rilevante: secondo OpenAI, l’Exponential Time Hypothesis (ETH) è falsa. Questa ipotesi, proposta nel 1999, sostiene che alcuni problemi complessi richiedano necessariamente un tempo esponenziale per essere risolti. OpenAI sostiene di aver dimostrato il contrario con un algoritmo che risolve il problema 3-SAT in tempo subesponenziale e conta esattamente le soluzioni. La scoperta, se verificata, potrebbe avere importanti conseguenze per la teoria della complessità.
A controllare il tutto c’è un gruppo di tre persone con le carte in regola. Russell Impagliazzo e Ramamohan Paturi (UC San Diego) erano tra i padri dell’ipotesi, e ora si ritrovano a esaminare chi l’ha smontata. Con loro c’è Ryan Williams, del MIT. È stato il gruppo a chiedere di rendere pubblico subito tutto, cioè lo scritto e la dimostrazione in Lean, il linguaggio con cui un software controlla riga per riga che una prova regga. Così può guardarci dentro chiunque.
Sul terzo risultato si sa ancora poco, perché OpenAI non ha diffuso il lavoro completo. L’azienda sostiene di aver dimostrato l’esistenza matematica di alcune teorie quantistiche che descrivono le particelle e le loro interazioni nello spazio a quattro dimensioni. Tra gli argomenti citati ci sono la cromodinamica quantistica (QCD) e una possibile teoria unificata del Modello Standard.
Significa più o meno questo: rendere rigoroso, sul piano matematico, ciò che i fisici usano da una vita con un certo spirito di improvvisazione. Il gruppo alla guida è composto da David Gross alla guida, con Michael Douglas, Arthur Jaffe, Igor Klebanov e Nikita Nekrasov.
Il comitato di consulenti matematici di OpenAI (AGMAI) ha criticato la scelta di condividere alcuni risultati scientifici in anteprima con pochi esperti, perché può creare disparità di accesso e favorire selezioni di parte. OpenAI riconosce questi rischi, ma continua a usare questo metodo. Il comitato propone invece di pubblicare le ricerche su archivi accademici, corredate da dimostrazioni verificabili e criteri di selezione trasparenti, finanziando anche chi si occupa di verificare