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The Defiant raccontato da Hoothanes
Di sparatutto in prima persona ambientati durante la seconda guerra mondiale e, in generale, nei principali conflitti dell'ultimo secolo ce ne sono a bizzeffe; tuttavia, raramente i titoli in questione si sono emancipati più di tanto dal fronte europeo e dalle battaglie consumatesi nel Pacifico. Qualche esempio c'è pure stato, per carità: penso a Call of Duty: World at War, del 2008, dove era possibile impersonare un soldato dell'Armata Rossa, oppure a Red Orchestra: Ostfront 41-45, del 2006, che spostava le battaglie sul fronte orientale. Tuttavia, si tratta di circostanze non esattamente popolari all'interno di un genere che, un po' a causa delle circostanze produttive, un po' per assecondare le grandi narrazioni di Hollywood, ha privilegiato un punto di vista sugli eventi principalmente occidentale.
Anche per questo, durante l'ultima Gamescom mi sono avvicinato con una certa curiosità a The Defiant, FPS sviluppato per il publisher 4Divinity dallo studio cinese Hoothanes, e destinato a uscire prossimamente su PC ed eventualmente anche su console. Parliamo di un'operazione relativamente classica, in termini di meccaniche, con le sue fonti d'ispirazione riconducibili a serie come Call of Duty, Medal of Honor o Battlefield; tuttavia, a fare la differenza sono contesto e punto di vista: il gioco, infatti, è ambientato durante la seconda guerra sino-giapponese, probabilmente il più grande conflitto asiatico contemporaneo che tra il 1937 e il 1945, prima e durante la seconda guerra mondiale, ha visto contrapporsi la Repubblica di Cina e l'Impero giapponese.
In The Defiant sarà possibile assumere il controllo delle forze di resistenza cinese impegnate a contrastare l'occupazione nemica, spostando quindi la prospettiva dal classico cliché dei soldati alle prese con operazioni di conquista oppure impegnati ad attraversare battaglie altamente spettacolari, a truppe e forze partigiane che cercano soprattutto di sopravvivere opponendosi a un esercito ostile che si fa largo sul loro stesso territorio.
La campagna singleplayer, che al momento rappresenta una priorità per il team di sviluppo, attraverserà il conflitto focalizzandosi simbolicamente su quattro tappe della resistenza cinese legate ad altrettante stagioni: autunno, inverno, primavera ed estate; una scelta interessante sia dal punto di vista narrativo, sia per la possibilità di proporre campi di battaglia anche molto diversi tra loro pur senza sacrificare l'identità, la geografia e l'architettura locali.
A questo proposito, Hoothanes durante la produzione ha dedicato moltissimo tempo e altrettante risorse alla documentazione in modo da proporre un racconto storicamente accurato: ne sono la prova, oltre agli ambienti, la ricostruzione di alcuni eventi e la possibilità di imbracciare armi realmente afferenti al periodo e alle circostanze in questione, ricreate fin nei minimi dettagli.
Durante la fiera tedesca ho avuto modo di avvicinarmi a un assaggio di The Defiant senz'altro breve, eppure sufficientemente eloquente riguardo alla natura dell'esperienza. Partendo da una trincea, ho attraversato un campo di battaglia ricoperto di neve armato di fucile Mosin-Nagant (un saluto a The End) e pistole dell'epoca, passando da situazioni offensive ad altre orientate alla difesa o al mantenimento della posizione, e persino per qualche assalto a sorpresa gestito attraverso quick time event, utile ad agitare un po' il ritmo dell'avventura e a far progredire la storia - giocoforza limitata - della demo.
In termini di meccaniche siamo davanti a un'operazione evidentemente conservativa che punta a rileggere il genere principalmente attraverso la narrazione e le ambientazioni inedite, e sotto questo punto di vista mi è sembrata OK. Per quanto comune sulla carta a molti altri titoli simili, la mappa innevata proposta in questa prima missione di The Defiant riusciva a ritagliarsi una sua personalità grazie ai dettagli architettonici, alla rappresentazione degli elementi naturali e, soprattut