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Carte Pokemon: quanta fortuna serve davvero per trovare la tua carta preferita in una bustina?
Chi colleziona le carte Pokémon è cosciente di tutto ciò, della mole di studi statistici che spesso e volentieri vengono ridotti in: "che fortuna che hai avuto".
Aprire una bustina, tornando seri, è quel piccolo rituale che viene composto da speranza, quel rumore "asmr" del cellophane e, nella maggior parte dei casi, di quella patina di delusione che non stenta a mancare.
Però, dietro quella sensazione di sfortuna c'è una matematica precisa - a saperlo mi sarei impegnato di più al liceo - spesso fraintesa proprio a causa del modus operandi in cui vengono comunicate le probabilità.
The Pokémon Company non rende pubbliche le percentuali di estrazione delle carte nei prodotti cartacei. Ciò che gira in rete sono delle semplici stime costruite da database indipendenti analizzando grandi quantità di bustine aperte e la struttura nota in ogni espansione.
Questi archivi non fanno altro che analizzare ogni set disponibile sul mercato. Ogni espansione, infatti, ha un proprio numeri di carte con una propria diversa distribuzione delle rarità e una lista di chase cards che ne determina il valore. La copertura arriva fino alle origini del gioco, comprendendo anche i set base, i Jungle e Fossil.
Nelle bustine moderne inglesi la struttura è sostanzialmente fissa, con comuni che seguono non comuni, reverse holo e un ultimo slot decisamente sostanzioso. Spesso, infatti, nelle mie sessioni di doomscrolling vengo rapito da video in cui creator si riprendono mentre aprono dei set ed è quasi schematica la sequenza delle carte in uscita.
Ed è qui che si gioca tutto perché nell'ultimo slot a contendersi la posizione ci sono: rare, illustrated rare e le illustrated special. Il punto, però, è che una categoria non equivale a una singola carta. Se un set contiene venti carte illustrated speciali rare, la percentuale della categoria va divisa per venti.
Dunque, la probabilità di trovare proprio la carta desiderata è quasi sempre molto più bassa di quella dichiarata.
Ed è qui che nasce l'illusione più diffusa. Una probabilità di uno su 140 non garantisce di certo che alla 140esima bustina possiate trovate una carta decisamente di valore. Ogni pacchetto è un evento indipendente e aprire più bustine aumenta le chance complessive senza mai trasformarle in certezze.
Facendo il conto su una box di 36 bustine, quella frequenza si traduce in circa una probabilità su quattro di trovare la carta. Servono circa tre box per avvicinarsi ad una condizione di parità. Un dettaglio che cambia completamente la prospettiva di spesa.