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Meloni tratta con l'Ue fino all'ultimo e la spunta sulle risorse extra
Aveva dato a tutti una deadline perentoria: varare la legge di Bilancio "al massimo" entro il 28. E ha azionato "al massimo" tutte le leve, anche nella trattativa con l'Ue, per spuntare più margini possibile per quella che potrebbe essere la sua ultima manovra. "Vediamo, dipenderà dagli elettori", si schernisce Giorgia Meloni in conferenza stampa, dopo che per 20 minuti di fila, quasi senza prendere fiato, ha elencato e rivendicato tutte le misure.
Segno, è il sottotesto, di una maggioranza che sa ritrovare compattezza quando serve. Nonostante la battaglia tra Matteo Salvini e Antonio Tajani sul contributo delle banche. La misura preferita della premier - lo dice anche ai ministri - è il salvadanaio per i nuovi nati. Ma a Meloni stava parecchio a cuore l'idea di intervenire sul ceto medio. A Mef e Ragioneria, in un gioco di sponda tra Roma e Bruxelles, ha chiesto uno sforzo in più per arrivare a dare almeno "un segnale".
E così è stato, anche grazie al lavoro portato avanti sotto traccia nelle ultime settimane con il ministro Tommaso Foti e gli uffici della Commissione - forti anche delle competenze del vicepresidente esecutivo italiano, Raffaele Fitto, che anche a Bruxelles, insieme a Valdis Dombrovskis, ha il Pnrr nel suo portafoglio. Alla fine si è riusciti a ottenere il disco verde alla proposta italiana di fare rientrare nella flessibilità per l'energia un pacchetto di misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (per circa 3,4 miliardi): complesso gioco contabile che, come risultato, consente di liberare risorse da spendere senza i vincoli della Nec. E allargare un po' la "torta".
Alla fine la manovra arriva a 26 miliardi, con scintille tra il leader di FI e quello della Lega che si sarebbero trascinate fin sulla soglia del Cdm. Salvini avrebbe voluto incidere di più sugli istituti di credito e magari spuntare ancora qualcosa per le partite Iva, anziché sull'Irpef, una delle battaglie degli azzurri. Ma Tajani avrebbe continuato ad opporre un "perché sempre le banche?", con cui era stato fatto appena un anno fa un accordo triennale. Ridiscuterlo, è il suo pensiero, minerebbe la credibilità del sistema. Alla fine il punto di caduta c'è per tutti, meno tasse al ceto medio, un po' più di flat tax per le partite Iva, diversi miliardi dalle banche che ora si dovranno convincere dell'ineluttabilità, ma anche della bontà dell'operazione.
Dopo il Cdm, e non è accaduto troppo spesso in questi 4 anni, Meloni porta tutti davanti ai cronisti, insieme a Giancarlo Giorgetti. Inizialmente manca una sedia e il titolare dell'Economia tenta, ridendo, di filarsela. Clima disteso, battute, e "dai Gianca resta", scherza pure la premier - dopo settimane di contatti andati avanti fino a tarda notte per trovare la quadratura del cerchio. Tutti "soddisfatti", perché ciascuno è riuscito a portare a casa, almeno in parte, le sue bandierine.