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Su banche e assicurazioni aumenti di Ires e Irap, sale la Tobin-Tax
Arriva, come previsto, la scure della manovra su banche e assicurazioni con un esborso aggiuntivo di 5 miliardi di euro tramite però non misure temporanee ma strutturali con l'aumento dell'Ires, già peraltro gravato da addizionali rispetto alle altre imprese, e dell'Irap. E quest'anno il governo chiede un contributo anche all'intero settore finanziario e agli investitori con una crescita della tassa sulle transazioni finanziarie, la Tobin-tax, dallo 0,2 allo 0,6%. Ma non solo, il fisco colpirà anche il settore energia che dovrà versare 700 milioni di euro con un aumento dell'Irap.
Dalle banche, che come ha riconosciuto la premier Meloni non sono state coinvolte quest'anno in trattative o interlocuzioni, non arrivano voci ufficiali anche se la contrarietà netta a misure gravose era arrivata più volte nei giorni scorsi dai vertici dell'Abi e di alcuni grandi gruppi. Con l'accordo triennale dello scorso anno erano previsti già 10 miliardi di contributi aggiuntivi. Difficile che gli istituti di credito scelgano la via del ricorso, opzione che la presidente del Consiglio si è augurata non arrivi, mentre dall'esecutivo si sottolinea come i provvedimenti non tocchino il patrimonio di vigilanza degli istituti di credito. Lo "Stato dà l'esempio con 1 miliardo spending", ha ricordato Meloni Esperti e uffici studi stanno calcolando in queste ore gli impatti aggregati su ogni istituto o compagnia. Per il momento, in attesa dei testi, l'esecutivo ha parlato di un incremento dell'Ires del 3%, che porta quella delle banche (già gravata da un addizionale rispetto alle altre imprese) dal 27,5 a 30,5%.
Per le assicurazioni si sale dal 24 al 27%. Per il comparto c'è anche l'Irap: il viceministro Leo ha detto che incide sulle "spese amministrative e gli ammortamenti dei beni strumentali: l'imponibilità passa dal 90% al 30%, quindi c'è un abbattimento della deduzione".
Nelle parole dell'esecutivo è assicurata una esenzione per le bcc e popolari con "una franchigia di 90mila" euro che quindi dovrebbe non riguardare sicuramente le holding dei due grandi gruppi cooperativi (Iccrea e Cassa Centrale) ma anche una larga fetta degli istituti, facendo salvi quindi solo quelli piccolissimi. Quando ancora non era terminato il cdm il presidente dell'Ania, l'associazione delle imprese assicurative Giovanni Liverani, ha ricordato come le compagnie non "sono un giacimento fiscale da sfruttare per logiche di cassa di breve periodo. Siamo, al contrario, i custodi del risparmio degli italiani e di una rilevante parte del debito pubblico".
Argomenti che non hanno spostato la decisione dell'esecutivo e delle forze politiche della maggioranza. Specie dalla Lega di Salvini che ha rivendicato la scelta di tassare un settore che "quest'anno prevede profitti di 50 miliardi di euro".