// PUNTO INFORMATICO — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Chrome usa Gemini per compilare i moduli con i dati di Gmail
Chrome sa già compilare i moduli da un po’. L’anno scorso l’autofill ha imparato a recuperare nome, numero di passaporto, indirizzo email e indirizzi fisici, pescando dal proprio account Google e da servizi come Google Wallet.
Da oggi il browser si appoggia a Gemini con Personal Intelligence e va a leggere anche dentro Gmail per suggerire i dati che servono. Niente più caccia al tesoro tra conferme, ricevute e avvisi di spedizione.
Può rintracciare il numero di tracking di una spedizione; i dettagli di un viaggio, come il codice di prenotazione di un volo o una camera d’albergo; il numero d’ordine di un acquisto recente. Sono quei dati che non si ricordano mai e che servono sempre nel momento peggiore, di solito con un modulo mezzo compilato e un timer che scade.
Il dubbio è lecito. Un assistente che legge la posta per compilare i campi è comodo o inquietante? Probabilmente entrambe le cose. Google assicura che i dati sensibili proposti come suggerimento restano cifrati. Nelle impostazioni di Chrome si può decidere a cosa l’autofill ha accesso, oppure disabilitarlo del tutto. Sta all’utente scegliere quanto lasciare la porta socchiusa.
Per ora si parte dagli Stati Uniti, e il resto del mondo dovrà attendere. La funzione passa da Gemini su Chrome e funziona solo se è stato attivato Personal Intelligence. C’è su desktop, Android e iOS, quindi chi usa Chrome su tutti i dispostivi avrà lo stesso assistente curioso ovunque.