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Manovra: meno tasse per chi affitta ai giovani, ma no ai divieti per i B&B
Tasse ridotte, quasi a sfiorare lo zero, sugli affitti. E' la strada scelta dal governo che respinge invece nel confronto parlamentare di questi giorni le ipotesi contenute nel regolamento europeo che puntano a limitare gli affitti brevi, quelli di B&b. Un tema, questo, su cui comunque il governo ha approvato una stretta con la legge di bilancio dello scorso anno.
La manovra attuale dimezza la cedolare secca sulle locazioni a canone concordato, che scende dal 10% a 1% per studenti e giovani lavoratori under 35. Anche per gli altri affittuari c'è una riduzione importante, fino al 5%. Il governo tenta così di dare una scossa a un mercato immobiliare che respinge dalle città una parte sempre più consistente della popolazione, dagli universitari a maestre, autisti, infermiere e poliziotti.
In attesa del testo definitivo sono ancora da capire i dettagli del provvedimento. Ad esempio se si applicherà solo ai nuovi contratti, o anche a quelli già in essere. Di certo si usa la carota degli sconti fiscali per i proprietari, mentre si appone al bastone proposto da Bruxelles con l'Affordable housing act.
Mentre studenti e pensionati manifesta agitando le chiavi in Spagna e la 'Generazione senza casa' protesta montando tende in piazza in Italia, sul fronte immobiliare arriva una doppia risposta. In manovra gli sconti mentre in parlamento si frena sul regolamento Ue che propone che le autorità locali possano limitare gli affitti turistici, nelle aree sotto pressione. Rientrano in questa categorie le zone in cui i prezzi di vendita delle case superano di otto volte il reddito disponibile annuo pro capite.
I partiti della maggioranza sono compatti nel contestare questo provvedimento e le commissioni Politiche Ue della Camera e del Senato hanno appena approvato pareri motivali che lo bocciano come lesivo del principio della sussidiarietà. Interverrebbe illegittimamente su competenze dei singoli Stati.
Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti aveva già bocciato il testo, ritenuto contrario all'interesse nazionale Il disagio abitativo colpisce in Italia circa un milione e mezzo di persone, secondo un'analisi dell'Oxfam. Un ragazzo under 36 interessato a comprare casa nel proprio comune di residenza impiegherebbe in media circa 30 anni, destinando il 30% del proprio reddito lordo, secondo i dati dell'Agenzia delle Entrate e del Mef nel volume 'Gli immobili in Italia 2026', relativi al 2023. L'Ance, associazione dei costruttori, stima che comprare o affittare casa è impossibile in Italia per chi ha fino redditi fino a 22 mila euro a Milano come a Roma o Venezia.
L'intervento sulla cedolare secca è un nuovo elemento della strategia del governo per contrastare la crisi abitativa. Il risparmio che offre ai proprietari è significativo, in particolare rispetto agli affitti turistici che, dallo scorso anno, sono tassati al 21% solo in caso di un solo immobile locato. L'aliquota sale al 26% dal secondo e dal terzo diventa obbligatoria la qualificazione come attività d'impresa.
Tra le misure approvate ieri in Cdm una specifica attenzione viene anche riservata ai negozi, un modo per evitare la desertificazione a vantaggio dei grandi centri commerciali: anche in questo caso è in arrivo l'applicazione di una cedolare secca al 21% che dovrebbe aiutare a calmierare i prezzi su queste locazioni commerciali prima escluse da questa tipologia di prelievo.
Per le politiche abitative il governo ha comunque messo recentemente in campo anche altri strumenti. Ha varato, non più di qualche mese fa, il piano casa che sta muovendo i primi passi sotto la guida del commissario straordinario Felice Squitieri.
Il bando per recuperare e ristrutturare alloggi popolari esistenti, con una dotazione di 700 milioni di euro, è atteso da settembre e potrebbe arrivare a breve. È questo il primo pilastro che ha l'obiettivo di rendere disponibili, dalla primavera 2027, 60mila alloggi pubblici. Altri due pilastri guardano al social housing per chi è in difficoltà ma no