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Il Csm chiede una pratica a tutela della gip del caso Siher
Non si placa lo scontro tra politica e magistratura dopo la scarcerazione di Youssef Siher, il ricercatore italiano di origini marocchine, amministratore del canale Telegram "Movimento 17 ottobre", fermato sabato scorso e rimesso in libertà dalla gip di Milano. Il Consiglio superiore della magistratura ha chiesto una pratica a tutela di Tiziana Landoni, la giudice che non ha convalidato il fermo, scatenando, con la sua decisione, le ire del governo. E anche i vertici del Tribunale milanese hanno iniziato il monitoraggio dei social alla ricerca di minacce alla giudice. Mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio esclude l'invio di ispettori a Milano, pur non nascondendo di essere rimasto "sorpreso" dal provvedimento della gip.
La pratica di tutela nei confronti di Landoni è stata chiesta da tutti i consiglieri togati del Csm, con l'eccezione di sei appartenenti a Mi, e dai laici Ernesto Carbone, Michele Papa e Roberto Romboli. Nel mirino le parole della premier Giorgia Meloni, giudicate inaccettabili perché capaci di delegittimare la magistrata. "Le decisioni giudiziarie possono essere criticate, anche severamente, ma non possono essere rappresentate come un ostacolo alla sicurezza dei cittadini o una mortificazione del lavoro delle forze dell'ordine", si legge nella richiesta. Nella maggioranza si fa quadrato attorno alla premier. Il presidente del Senato Ignazio La Russa dice di capire la reazione di Meloni, che a suo avviso non si aspettava la scarcerazione. Il vicepremier Matteo Salvini parla di "brutto segnale" e si interroga su quanto un giudice "ProPal", firmatario di un appello su Gaza, possa essere mentalmente libero.
Mentre il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, sottolinea i richiami "chiari" di Siher "alle rivolte arabe e alle guerriglie in Africa". Nevi (FI) ribadisce: "Per noi doveva stare in carcere". In ogni caso, il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha escluso di mandare gli ispettori del ministero della Giustizia a Milano. L'opposizione replica. "Era proprio il risultato che" il ministro Nordio "voleva raggiungere con la separazione delle carriere - segnalano dal Movimento 5 Stelle - cioè che il giudice non si appiattisse sulle conclusioni dei pm". Per Magi (+Europa), le parole "eversive" della premier Meloni "mostrano con ancora più evidenza la sua pulsione autoritaria che vorrebbe la magistratura assoggettata al potere politico".
Ma una voce critica arriva anche dall'area di governo. È quella di Letizia Moratti (FI), che vede nella vicenda una prova di forza della democrazia: lo Stato che Siher dipingeva come nemico gli ha garantito un giudice indipendente, il diritto di difesa, la presunzione di innocenza e infine la libertà. A vincere, sostiene, è stato lo Stato di diritto. Dentro il Csm non c'è unanimità. Il laico Enrico Aimi non ravvisa gli estremi per la pratica. "Manca il presupposto di un grave turbamento dello svolgimento delle funzioni giudiziarie". Sul versante opposto, il vicesegretario dell'Anm Stefano Celli giudica "irricevibili" le parole della premier e definisce una "stupidaggine colossale" rimproverare la gip di Milano per aver sottoscritto un appello per Gaza.