// IGN ITALIA — GAMING
Yoshinori Kitase intervistato al Lucca Comics & Games: il futuro di Final Fantasy, nuovi remake e curiosità
Final Fantasy VII Revelation dista ancora diversi mesi, ma una delle voci più autorevoli dell'universo di Final Fantasy sta già anticipando quali saranno i prossimi progetti di Square Enix dopo l'uscita del gioco, prevista per il prossimo anno. IGN ha avuto l'opportunità di intervistare in esclusiva Yoshinori Kitase - producer della trilogia remake di Final Fantasy VII e game director del gioco originale, oltre che brand manager della saga - in occasione del Lucca Comics & Games 2026.
Nel corso dell'intervista si è discusso a lungo del suo coinvolgimento, durato decenni, nel franchise di Final Fantasy e dei motivi che lo spingono oggi a guardare al futuro. Nel corso della conversazione, Kitase ha condiviso alcune anticipazioni sui prossimi progetti di Square Enix, ha parlato del suo eventuale interesse per gli adattamenti cinematografici e ha rivelato quale capitolo di Final Fantasy i fan, sia all'interno che all'esterno dell'azienda, vorrebbero vedere protagonista del prossimo remake.
Yoshinori Kitase: Credo che, principalmente, tendiamo a investire maggiormente in nuovi titoli e nuovi giochi. Allo stesso tempo, però, nel caso del remake di Final Fantasy VII, io e altri creatori che avevano lavorato al gioco originale eravamo molto legati a quel progetto e nutrivamo sentimenti particolarmente forti nei suoi confronti. Volevamo davvero realizzare qualcosa di nuovo, partendo dal gioco originale, per permettere anche ai nuovi giocatori di scoprirlo e apprezzarne il fascino, proprio come avevano fatto coloro che lo avevano già giocato all'epoca. Potrebbero quindi esserci altri casi simili, in cui l'azienda decide di investire nel rifacimento di vecchi progetti o in iniziative analoghe, proprio come è successo questa volta.
Yoshinori Kitase: Credo che l'aspetto principale siano i personaggi e il modo in cui crescono e si evolvono nel corso del gioco. Se dovessi scegliere un solo elemento che rende speciale Final Fantasy, direi proprio i suoi personaggi e la loro evoluzione.
Un altro elemento importante, a mio avviso, è che inizialmente l'estetica della saga era fortemente influenzata dalla cultura europea. Con il passare del tempo, però, abbiamo iniziato a introdurre sempre più elementi della cultura giapponese. Io e gli altri creatori che lavoravano ai giochi siamo cresciuti in Giappone, naturalmente, quindi siamo entrati in contatto con manga e anime, influenze che hanno assunto un ruolo sempre più importante nello sviluppo della serie.
Credo quindi che la combinazione tra le influenze originarie della cultura europea e quelle della cultura giapponese abbia contribuito a creare qualcosa di unico nel suo genere. Penso che sia proprio questo uno degli aspetti più apprezzati dai fan di tutto il mondo.
Yoshinori Kitase: Considerando che con il remake di Final Fantasy VII abbiamo esplorato il suo universo molto più a fondo rispetto alla versione originale, credo che sarebbe bello vedere in futuro nuovi giochi o serie TV ispirati alle storie di Final Fantasy. Non vedo perché non dovrebbe essere una possibilità concreta.
Yoshinori Kitase: A dire il vero, conosco il gioco. Ho parlato con i suoi creatori e sono davvero felice che si siano lasciati ispirare così tanto da Final Fantasy, arrivando a realizzare un nuovo gioco partendo da quelle influenze. Anche io, quando ero giovane, mi sono lasciato ispirare da molti film, in particolare da Star Wars.
Ho quindi attinto a tante opere che mi appassionavano da giovane, utilizzando quelle ispirazioni per creare i miei giochi. Credo sia meraviglioso che si venga a creare questo tipo di circolo virtuoso, in cui ci si ispira a vicenda e si riprendono elementi dai giochi degli altri. Penso sia qualcosa di bello e che dovrebbe continuare a essere così.
Yoshinori Kitase: Credo di amare così tanto Star Wars da aver sempre avuto paura di utilizzare elementi legati a quell'universo, proprio perché temevo che il risultato finisse per assomigliargli troppo. Per questo motivo, non credo di aver m