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Addio a Cyril Hilsum, lo scienziato che ha inventato i cristalli liquidi
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Per una strana ironia, ma forse sarebbe meglio pensarlo per uno strano omaggio silenzioso, quando arriva nei negozi il nuovo MacBook Pro con schermo oled e tocco, se ne è appena andato l’inventore dei pannelli ai cristalli liquidi.
Infatti, lo scorso 23 settembre, in una residenza assistita di Londra, è morto a centouno anni il fisico britannico Cyril Hilsum, che ha reso usabili i cristalli liquidi guidando la squadra da cui uscì il materiale giusto. La notizia è circolata a inizio novembre con il necrologio del New York Times; fuori dai laboratori il suo nome era praticamente sconosciuto: diceva poco a quasi tutti nonostante abbia cambiato il mondo.
Hilsum era la persona che ha guidato il gruppo di lavoro, e il suo nome compare di rado accanto alle singole scoperte. Il credito va di solito a chi firma il brevetto, e molto più raramente a chi invece ha il ruolo di coordinare il lavoro e convincere il governo a pagare la ricerca.
Nacque a Londra il 17 maggio 1925, secondo di tre fratelli, da Benjamin e Ada Goldstein, che vendevano cappelli piatti, cioccolato e pelli di camoscio sulle bancarelle di Petticoat Lane e di Portobello Road. In casa il gabinetto stava fuori e i tre ragazzi dormivano in un letto solo. I vestiti passavano di cugino in cugino. A tre anni leggeva già, e smontava i giocattoli, suoi e degli altri, per vedere come funzionavano.
Una borsa di studio lo portò all’University College London, dove si laureò in matematica e fisica nel 1945; il dottorato, all’Università di Londra, arrivò nel 1959. Nel 1947 sposò Betty Cooper, conosciuta recitando insieme in Pygmalion, e per anni le regalò apparecchi elettronici che poi smontava lui. Interrogato su che cosa renda buono un fisico, rispose con una parola sola, ripetuta due volte: curiosità e curiosità.
I primi televisori a tubo catodico superavano i duecento chili, e nel 1953 un lettore di TV World scrisse alla rivista di aver dovuto rinunciare al pianoforte per fargli posto. Negli anni Sessanta il problema era diventato anche di Stato: dirigenti dell’industria elettronica e autorità di regolazione sollecitavano gli scienziati a rimpicciolirli, e i militari volevano radar con schermi più piccoli.
In Gran Bretagna c’era in più una questione di cassa. Il ministro John Stonehouse, nel governo di Harold Wilson, visitò il Royal Radar Establishment di Malvern nel marzo 1967; secondo le ricostruzioni degli storici dell’Università di Hull, il direttore del centro ammise che le royalty pagate agli americani per i televisori a colori superavano quanto si spendeva per il Concorde.
Stonehouse, che anni dopo avrebbe inscenato la propria morte su una spiaggia di Miami, aveva fiutato bene il problema. Un gruppo di lavoro presieduto da Hilsum passò in rassegna le tecnologie possibili per uno schermo piatto: l’elettroluminescenza, il tubo catodico appiattito, l’elettroforesi e i cristalli liquidi.
Hilsum non si faceva illusioni. Il tubo catodico, scrisse nel 2010 sulle Philosophical Transactions of the Royal Society A, appariva ormai come un dinosauro, ma una soluzione alternativa non si vedeva. I cristalli liquidi, però, lo incuriosivano: richiedevano tensioni più basse e stavano in un velo sottile tra due lastre di vetro.