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Auto 2035, l’Europa socchiude la porta ai motori a benzina
Per anni l’Europa ha marciato verso la fine del motore termico con la sicurezza di chi ha già prenotato il funerale. Poi, mercoledì 4 novembre, a Bruxelles qualcosa è cambiato. Il 2035 resta all’orizzonte, ma con un’uscita di servizio per benzina e diesel.
Quando nel 2023 l’Unione fissò lo stop alle vendite di auto nuove a combustione per il 2035, sembrava una di quelle decisioni che si incidono nel marmo. I costruttori hanno orientato investimenti e fabbriche su quella rotta. Ogni Stato ha cucito i propri incentivi all’acquisto attorno alla stessa traiettoria. Eppure diverse capitali da tempo chiedono di fare retromarcia.
Il Parlamento europeo lavora dall’inverno scorso alla revisione delle regole sulle emissioni di CO2 delle auto nuove. Mercoledì la commissione Ambiente ha deciso.
La commissione ha approvato la sua posizione con 48 voti a favore, 30 contrari e 2 astenuti. Il testo tocca il numero simbolo: nel 2035 i costruttori dovranno tagliare le emissioni medie delle auto nuove dell’87,5%, non più del 100% previsto oggi. Quel 12,5% che resta fuori basta a lasciare un posticino ai modelli termici nei concessionari.
Non è l’unica concessione. Gli eurodeputati hanno aggiunto un meccanismo di compensazione basato sull’acciaio a basse emissioni prodotto nell’Unione. Grazie a questi crediti un costruttore può esibire un 95% di riduzione sulla carta, pur continuando a emettere più CO2 di quanto il numero lasci credere.
Per i veicoli commerciali leggeri l’obiettivo 2035 scende all’80%, mentre quello del 2030 passa dal 50% al 35%. Le piccole elettriche costruite in Europa, poi, valgono 1,4 veicoli nel calcolo: la matematica, qui, premia chi produce in casa.
Il paradosso sta nei numeri. A luglio un’auto nuova su quattro venduta in Europa era elettrica, quindi la gente, o almeno una parte consistente, non aspetta di essere obbligata. Allo stesso tempo l’industria del continente non sta benissimo. La produzione resta inferiore di quasi il 20% rispetto al 2019. Da un lato le colonnine, dall’altro le linee di montaggio che girano a mezzo regime.
La palla passa ora alla plenaria. A dicembre i deputati voteranno il mandato negoziale, poi toccherà il confronto con gli Stati membri, che di solito non è una passeggiata.
Nessuno è contento. L’associazione dei costruttori europei trova queste aperture troppo timide, sia per portata sia per durata. I Verdi vedono invece un passo indietro per il Green Deal di Ursula von der Leyen.