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DeepSeek sfiora la lista nera USA per i legami militari
DeepSeek sarebbe stata vicina all’inserimento nella lista nera commerciale degli Stati Uniti per presunti legami con operazioni militari e di intelligence cinesi. La decisione, però, sarebbe stata sospesa dalla Casa Bianca per evitare un nuovo irrigidimento nei rapporti con Pechino, in una fase già delicata per semiconduttori, intelligenza artificiale e controlli all’export.
Il dossier riguarderebbe l’Entity List del Dipartimento del Commercio, lo strumento con cui Washington limita l’accesso di aziende straniere a tecnologie, software e componenti statunitensi. L’inserimento avrebbe reso molto più complesso per DeepSeek ottenere infrastruttura, chip, servizi cloud e strumenti collegati all’ecosistema tecnologico americano.
La raccomandazione sarebbe arrivata da un comitato interagenzia, dopo le valutazioni di funzionari statunitensi sui presunti rapporti tra la startup cinese e apparati militari o di intelligence. Nel pacchetto non ci sarebbe stata solo DeepSeek: anche CXMT, produttore cinese di memorie, sarebbe finita tra le società candidate alla blacklist, insieme a oltre cento aziende cinesi.
Il punto politico è evidente: applicare nuove restrizioni export contro un nome ormai centrale nel dibattito sugli LLM cinesi avrebbe avuto effetti immediati sulla catena tecnologica globale. DeepSeek è diventata un caso perché ha dimostrato quanto velocemente la Cina possa portare sul mercato modelli competitivi, riducendo almeno in parte la dipendenza percepita dai fornitori occidentali.
Il tema si incrocia anche con l’accesso all’hardware avanzato. Negli ultimi mesi sono emerse accuse sull’uso di società intermediarie per ottenere chip NVIDIA soggetti a limitazioni, mentre altri sviluppi nel settore AI cinese hanno mostrato una crescente capacità di adattamento. In parallelo, il mercato videoludico e quello tecnologico raccontano spesso ambizioni enormi dietro progetti apparentemente circoscritti, come accaduto con una produzione come Fallout 3 e le sue idee rimaste nascoste: nel caso DeepSeek, però, il peso è geopolitico prima ancora che tecnico.
A rendere il quadro più teso ci sono anche le accuse legate alla distillazione dei modelli. DeepSeek e altri modelli cinesi sarebbero stati collegati a operazioni di estrazione di capacità da Claude, con numeri molto rilevanti: si parla di 16 milioni di scambi attraverso 24.000 account ritenuti fraudolenti. Per Washington, il rischio non è solo commerciale, ma riguarda il possibile trasferimento di capacità AI verso sistemi militari, di sorveglianza o intelligence.
La scelta di rinviare l’aggiornamento della blacklist mostra però il limite pratico della pressione tecnologica. Colpire DeepSeek, CXMT e altre aziende potrebbe danneggiare anche utenti, fornitori e imprese occidentali che dipendono da componenti, modelli o supply chain connesse alla Cina. Pechino, inoltre, mantiene leve importanti su materiali critici come le terre rare, fondamentali per l’industria dei semiconduttori.
La notizia conferma che l’AI non è più soltanto una corsa tra modelli più efficienti o benchmark più alti. Ogni scelta su accesso ai chip, blacklist e controlli commerciali può ridefinire il perimetro dell’intero settore, trasformando un laboratorio di intelligenza artificiale in un caso diplomatico globale.