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Storyboard prima di girare: quanto tempo fa risparmiare davvero
Prima di girare anche una sola scena, i professionisti del cinema e della televisione dedicano ore — a volte giorni — alla pianificazione visiva. Lo storyboard è uno degli strumenti più antichi e affidabili di questo processo: una sequenza di disegni o immagini che traduce la sceneggiatura in una guida visiva, fotogramma per fotogramma. Non si tratta di un semplice schizzo. È la mappa che permette a registi, direttori della fotografia e scenografi di parlare la stessa lingua prima ancora che le telecamere si accendano.
Nel mondo del cinema, dei videogiochi e della produzione audiovisiva, il tempo è una risorsa preziosa. Ogni ora spesa sul set a risolvere problemi che potevano essere anticipati in fase di pre-produzione si traduce in costi più alti e risultati meno controllati. Lo storyboard riduce questa incertezza: consente di testare inquadrature, ritmi narrativi e transizioni senza muovere una singola telecamera. È per questo che viene utilizzato non solo nel cinema tradizionale, ma anche nella produzione di videogiochi, nei cortometraggi, nelle campagne pubblicitarie e nei contenuti digitali.
Arrivare sul set senza un piano visivo preciso significa affrontare ostacoli che influiscono sulla produttività del team. In produzioni come “The Last of Us Part II”, uno dei fattori di efficienza è stato il ricorso a storyboard dettagliati. Naughty Dog ha documentato come la pianificazione visiva abbia evitato riprese duplicate su set virtuali.
In produzioni minori segnalate durante eventi come Nordic Game Conference, diversi team indie hanno riportato che la mancanza di storyboard ha generato sessioni più lunghe. Senza sequenze predefinite, il regista deve indicare in ogni momento l’angolazione o l’azione. Il direttore della fotografia attende istruzioni e reimposta le luci per ogni cambio idea.
Nella produzione di trailer per videogiochi presentati a Gamescom, alcuni sviluppatori hanno segnalato che la mancanza di storyboard porta a scene ripetitive ed errori nei raccordi. Raw Fury ha perso tempo su riprese non pianificate, raddoppiando le ore di lavoro.
Un esempio diretto arriva dalla produzione delle cinematiche di “The Last of Us Part II”. Naughty Dog ha spiegato come l’uso di storyboard dettagliati abbia permesso di tagliare la durata delle sessioni motion capture. Tutte le scene venivano decise prima dell’arrivo della troupe.
Nello sviluppo di trailer per eventi come Gamescom, studi come Raw Fury hanno dichiarato che la presenza di uno storyboard limita i momenti di improvvisazione tecnica. La troupe segue un elenco chiaro delle sequenze da realizzare. Regista e direttore della fotografia possono concentrarsi sull’esecuzione.
Strumenti come Adobe Firefly Storyboard semplificano la fase di pre-visualizzazione. Partendo da una descrizione testuale, è possibile ottenere immagini di scena coerenti da usare come riferimento. Questa chiarezza riduce il numero di decisioni tecniche da discutere.
Lo storyboard ha trovato spazio anche nei progetti realizzati da piccoli gruppi e team indipendenti. Un esempio arriva dalla realizzazione del trailer di “Sable”, presentato alla Gamescom. Gli sviluppatori hanno pubblicato via social le sequenze di storyboard realizzate durante la fase di concept.
L’obiettivo era chiarire agli animatori e al compositore la struttura delle scene. Questa scelta ha ridotto revisioni dell’ultimo minuto e ha permesso di mantenere coerenza visiva tra materiale promozionale e gioco.