// IGN ITALIA — GAMING
Honkai: Nexus Anima - Quando il monster collector incontra il gacha
C'è un certo ardire, bisogna ammetterlo, nel tentare di piazzare la propria bandiera in un territorio che da decenni è feudo incontrastato dei mostriciattoli tascabili di Game Freak. Un monopolio che, pur arrancando vistosamente sotto il peso di produzioni recenti claudicanti e tecnicamente anacronistiche, non ha mai davvero vacillato. Eppure, con Honkai: Nexus Anima, HoYoverse non si limita a lanciare il proverbiale guanto di sfida: lo fa calando sul tavolo il peso del suo intero multiverso narrativo. Giunto al suo quinto capitolo formale, il franchise si smarca dalle derive puramente action e ruolistiche per tentare un'ibridazione rischiosa: il monster collector strategico fuso con una marcatissima, e immancabile, anima gacha.
Basta tastare il polso della rete per percepire la portata di un simile azzardo. Nelle settimane che hanno preceduto e accompagnato questa build preliminare, l'Evolution Test, i forum di settore si sono trasformati in un ricettacolo di speculazioni febbrili. Da una parte, l'utenza orfana di un vero rinnovamento guarda a Nexus Anima con la disperata speranza di trovarsi di fronte a un'alternativa ad alto budget, un'opera capace di svecchiare dogmi ludici ormai pietrificati; dall'altra, i veterani del gacha sezionano ogni frame trapelato alla ricerca di indizi, preparandosi all'inevitabile scontro concettuale tra la purezza del collezionismo sul campo e la spietata logica della monetizzazione. È una tempesta di aspettative che carica il progetto di una responsabilità mastodontica, posizionandolo sotto una scrupolosa lente d'ingrandimento in cui il margine d'errore è ridotto all'osso.
Vestendo i consunti panni dell'ennesimo protagonista amnesico, noto all'interno della mitologia di gioco come Planestrider, veniamo catapultati in un universo frammentato in ottantuno Piani, tenuto faticosamente insieme dal cosiddetto Nexus. Questa rete di legami invisibili unisce concetti dicotomici assoluti come l'amore e l'odio, la luce e l'oscurità, la realtà e l'illusione; quando tali nodi si recidono, il potere collassa disperdendosi per dare vita alle Anima, le entità che saremo chiamati a domare, collezionare e schierare in battaglia. Sebbene l'escamotage dell'amnesia rappresenti una stampella narrativa ormai consunta, va riconosciuto che in questa fase il gioco sembra voler sovvertire le atmosfere tipicamente gioviali del genere.
Abbandonati i toni scanzonati delle avventure fanciullesche, Nexus Anima sfoggia una narrazione che sfiora fin da subito corde inaspettatamente cupe, trascinando nell'equazione volti noti da Honkai Impact 3rd e Star Rail. Una mossa calcolata per strizzare l'occhio ai fedelissimi e, contemporaneamente, inglobare nuovi proseliti facendo loro da ponte verso gli altri titoli della scuderia. Un tentativo di monopolizzare il tempo del giocatore che cammina sul sottile crinale dei numerosissimi gacha che popolano il mercato secondo diverse declinazioni.
Se c'è un elemento su cui HoYoverse non ama risparmiarsi, è la stratificazione - spesso asfissiante - della propria mitologia. Dopo aver delineato rapidamente le fattezze del nostro o della nostra Planestrider, Honkai: Nexus Anima decide di prenderci in contropiede. Anziché gettarci nell'occhio del ciclone per giustificare la classica amnesia, il prologo si apre su un quadretto di banale quotidianità in compagnia di Darsea, un'amica la cui spensieratezza stride prepotentemente con il nostro vuoto mnemonico e con l'ignoranza riguardo al mondo che ci circonda. È un incipit dal sapore apparentemente rilassato ma permeato da una voluta dissonanza: si percepisce fin da subito che quell'illusione di normalità poggia su fondamenta fragili. E infatti, la facciata crolla presto: a seguito di alcuni incontri a stretto giro con una specifica Anima, la situazione precipita e ci ritroviamo braccati senza alcuna pietà.
Tra i volti dei nostri aguzzini spicca quello di Blade, letale e amatissima vecchia conoscenza di Honkai: Star Rail, il cui inserimento fung