// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Apple aumenterà i prezzi e la colpa è anche dell'AI
Apple si prepara ad aumentare i prezzi dei suoi prodotti perché il costo delle memorie e dello storage è salito a livelli che l'azienda non ritiene più sostenibili da assorbire internamente. Il punto è concreto: la corsa all'intelligenza artificiale sta drenando componenti verso server e infrastrutture, lasciando meno margine ai dispositivi consumer.
Tim Cook ha spiegato che i rincari sono ormai inevitabili, pur senza indicare quali linee saranno colpite per prime né l'entità degli aumenti. La pressione riguarda soprattutto memorie DRAM e chip di archiviazione, componenti presenti in iPhone, iPad e Mac ma oggi richiesti in quantità enormi anche dai sistemi per l'AI.
Il problema non nasce da una singola generazione di prodotto. I fornitori stanno spostando capacità produttiva verso moduli più redditizi per server e acceleratori, mentre la domanda dei data center AI continua a crescere. Per un'azienda che vende centinaia di milioni di dispositivi, anche pochi dollari in più per unità diventano rapidamente miliardi di costo industriale.
La conseguenza più visibile potrebbe arrivare sui prossimi iPhone di fascia alta, ma il tema riguarda anche Mac e iPad. Apple ha già ridotto alcune configurazioni e modificato il listino di prodotti desktop, un segnale che la gestione dei tagli base sta diventando più delicata. In parallelo, le ultime evoluzioni del silicio Apple, già al centro dell'attenzione per le nuove difese integrate nei chip M5, mostrano quanto hardware, sicurezza e AI stiano convergendo nello stesso budget di progetto.
La parte più scomoda è che Apple ha bisogno di più memoria proprio per far funzionare meglio Apple Intelligence e le funzioni AI on-device. Modelli locali, assistenti più avanzati e gestione multimodale richiedono più RAM, non meno. Se il prossimo iPhone 18 Pro dovesse integrare più memoria per sostenere queste funzioni, il rincaro dei componenti avrebbe un impatto diretto sul prezzo finale.
Non è soltanto una questione di margini. La memoria NAND e i moduli LPDDR5X sono diventati una leva strategica: chi firma contratti lunghi e anticipa liquidità può garantirsi priorità, mentre chi lavora sui grandi volumi consumer rischia di trovarsi stretto tra disponibilità limitata e prezzi crescenti. Apple ha liquidità per difendersi, ma non produce internamente questi componenti.
Il messaggio, quindi, è che l'AI non aumenta solo il costo dei server: finisce anche dentro il prezzo degli oggetti che gli utenti comprano ogni anno. Per Apple, mantenere stabili i listini significherebbe comprimere i margini; scaricare una parte degli aumenti sui clienti potrebbe invece rendere più costosi i prossimi cicli di aggiornamento.