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Il cranio di un serpente di 80 milioni di anni riscrive l'evoluzione
Un gruppo internazionale guidato dalla Princeton University ha identificato in Brasile una nuova specie di serpente vissuta circa 80 milioni di anni fa. Chiamato Tametara mirim, l'animale è noto attraverso uno degli scheletri fossili di serpente più completi mai scoperti. Lo studio, pubblicato su Nature, mostra che nel Cretaceo superiore questi rettili avevano già sviluppato anatomie sensoriali associate ad ambienti e comportamenti differenti.
Le oltre 4.000 specie viventi discendono da antenati simili a lucertole, profondamente modificati nel corso del tempo. La scarsità di fossili antichi ha però alimentato un lungo dibattito sull'origine dei serpenti: secondo un'ipotesi, il corpo allungato e privo di arti si sarebbe evoluto sottoterra; secondo un'altra, le trasformazioni iniziali sarebbero avvenute in ambienti acquatici. Il nuovo ritrovamento suggerisce uno scenario meno lineare.
Il fossile proviene da depositi del Brasile sudorientale risalenti al Cretaceo superiore. Attraverso la tomografia computerizzata e tecniche avanzate di rendering tridimensionale, i ricercatori hanno esaminato strutture del cranio, delle vertebre e della cavità cranica difficili da osservare direttamente. Le scansioni hanno consentito di ottenere un endocasto cerebrale digitale, cioè una ricostruzione dello spazio interno che permette di stimare la forma generale del cervello.
La ricostruzione neuroanatomica è stata coordinata da studiosi dello HiLIFE di Helsinki, che hanno confrontato il nuovo esemplare con serpenti fossili e viventi. Un ruolo centrale è stato assegnato a Dinilysia patagonica, specie fossile rinvenuta in Argentina. I due animali presentavano forme cerebrali nettamente differenti, sia tra loro sia rispetto alla maggior parte dei serpenti inclusi nell'analisi.
La combinazione tra morfologia cerebrale e microstruttura delle ossa indica che Tametara era adattato alla vita fossoria, mentre Dinilysia conduceva probabilmente un'esistenza terrestre. Il cervello vero e proprio non si è conservato: le conclusioni derivano dall'impronta lasciata dalla cavità cranica e dal confronto anatomico con altre specie. I risultati descrivono quindi adattamenti compatibili con determinati stili di vita, senza ricostruire ogni aspetto del comportamento degli animali.
Integrando questi dati con quelli provenienti da fossili associati a sedimenti marini, il gruppo ha individuato possibili transizioni ecologiche ripetute tra ambienti sotterranei, terrestri e acquatici. Le prime linee evolutive dei serpenti non sembrano dunque aver seguito una sola sequenza, diretta verso un unico modello anatomico moderno. Linee differenti avrebbero sperimentato strategie sensoriali e habitat diversi molto prima di quanto suggerito da una lettura basata soltanto sulla forma dello scheletro.
Lo studio non stabilisce quale ambiente abbia ospitato il primissimo serpente e non determina da solo quando sia avvenuta la perdita degli arti. Mostra però che circa 80 milioni di anni fa era già presente una notevole diversità di adattamenti sensoriali ed ecologici. Il cranio di Tametara mirim aggiunge così un elemento concreto a una documentazione fossile ancora incompleta, delineando un'evoluzione ramificata anziché un percorso unico.
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