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Questi videogiochi non meritavano il fallimento!
Il mercato vive una crisi: grandi budget, licenziamenti, giochi validi ignorati e fallimenti, spesso per marketing carente e date di uscita sfortunate.
Oggigiorno i budget delle grandi produzioni sono lievitati oltre ogni soglia di sicurezza, mentre i ricavi miliardari restano concentrati nei colossi free to play, capaci di tenere milioni di giocatori incollati sempre agli stessi titoli. Dal 2023 a oggi, poi, un'ondata di licenziamenti senza precedenti ha travolto decine di migliaia di sviluppatori e cancellato dalla mappa studi interi. Il risultato è che produzioni valide, in certi casi eccellenti, hanno incassato punizioni commerciali del tutto sproporzionate ai loro demeriti. A peggiorare le cose ci si mette pure il backlog, quel mostro silenzioso che ci impedisce di stare dietro a tutte le uscite più interessanti. Ecco allora una carrellata di titoli che non sono riusciti a imporsi in un mercato ormai feroce, nonostante il loro valore. Alcuni sono stati veri fallimenti, altri si sono dimostrati nelle vendite al di sotto delle aspettative. Magari, proprio grazie a queste righe, qualcuno avrà voglia di recuperarli.
Partiamo dalla storia più amara, quella che si è chiusa definitivamente poche settimane fa. Quando Glen Schofield, il papà di Dead Space, fondò Striking Distance Studios sotto l'ala del colosso coreano Krafton, la promessa era chiara: riportare in vita il survival horror fantascientifico che l'industria sembrava aver dimenticato da tempo. The Callisto Protocol, arrivato il 2 dicembre 2022 su PC, PlayStation e Xbox, quella promessa la manteneva in buona parte.
Il penitenziario di Black Iron, sepolto sotto la superficie ghiacciata di una luna di Giove trasformata in mattatoio, sfoggiava una direzione artistica niente male e un comparto tecnico da vetrina next gen. Il sistema di smembramenti e mutazioni, poi, restava tra i più elaborati mai visti nel genere. E poi c'era il guanto GRP: quante volte abbiamo rinunciato a sparare solo per il gusto di sollevare un biofago e scaraventarlo dentro una ventola o su una parete chiodata, risparmiando per giunta munizioni preziose? Chi è sopravvissuto alla traversata sulla piattaforma di trasporto, con le orde che si arrampicavano da ogni lato e il Two-Head ad attenderci alla fine, sa bene che il gioco di Schofield qualche freccia al suo arco lo aveva eccome. Nulla di perfetto o di incredibilmente rimarchevole, sia chiaro, ma per uno studio al debutto i muscoli si vedevano.Il problema è che nemmeno il budget monstre stimato in oltre 160 milioni di dollari messo in campo da Krafton bastò a trasformare il titolo nell'erede designato di Dead Space. Ironia della sorte, appena otto settimane dopo, il 27 gennaio 2023, EA pubblicava il remake proprio di Dead Space, il gioco che aveva consacrato Schofield al mondo dei videogiochi. Il confronto diretto con la creatura originale, complice una versione PC balbettante al lancio, si trasformò in un'esecuzione. Nei mesi successivi lo studio si svuotò tra licenziamenti e l'addio del suo stesso fondatore.
La coda arriva ai giorni nostri. Il 15 luglio scorso Schofield ha affidato a un video su LinkedIn l'annuncio del ritiro dal lavoro quotidiano sullo sviluppo, dopo 35 anni di carriera. Prima del passo d'addio aveva bussato più volte alla porta di EA insieme a Bret Robbins e Christopher Stone, per proporre Dead Space 4. Risposta: sempre la stessa, un secco rifiuto. Quando nemmeno un curriculum del genere basta più ad aprire le porte dei publisher, capisci quanto il vento sia cambiato.
E proprio Bret Robbins ci porta dritti al secondo caso. Il creative director del Dead Space originale aveva fondato Ascendant Studios nel 2018, arruolando veterani di Call of Duty per un progetto coraggioso: uno sparatutto in prima persona single player dove le bocche da fuoco lasciano il posto a un arsenale di magie. Immortals of Aveum, pubblicato da EA sotto etichetta EA Originals il 22 agosto 2023, era una nuova IP costruita su Unreal Engine 5, con una cam