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Voyager 2 sopravvive al "Big Bang" della NASA
Gli ingegneri della NASA hanno completato su Voyager 2 una delicata riconfigurazione elettrica soprannominata «Big Bang». La sonda viaggia nello spazio da 49 anni e dispone ormai di pochissima energia. L'operazione spegne e riaccende diversi apparati in una sequenza precisa, liberando potenza senza raffreddare parti vitali. Secondo il gruppo di missione, il margine recuperato potrebbe mantenere la sonda attiva per altri due anni.
Il problema nasce dal generatore termoelettrico a radioisotopi, che converte in elettricità il calore prodotto dal decadimento del plutonio. Con il passare del tempo la produzione cala di circa quattro watt l'anno. La stessa energia serve sia agli strumenti sia ai riscaldatori: spegnerne troppi conserverebbe elettricità, ma potrebbe congelare le linee che alimentano i propulsori e rendere impossibile orientare l'antenna verso la Terra.
La manovra ha spento nello stesso momento un vecchio registratore a nastro e due riscaldatori, attivando altri due riscaldatori e uno strumento del sistema di propulsione. Il nuovo assetto consente di ridurre la domanda di quasi 10 watt nell'arco di un anno senza portare alcun componente critico sotto la sua soglia termica. A bordo, persino apparati progettati per altri compiti diventano fonti di calore utili: l'energia non viene creata, ma redistribuita dove serve.
Per chi segue la tecnologia, Voyager è un laboratorio estremo di gestione hardware: i suoi computer di bordo furono progettati nell'epoca delle schede perforate e non possono essere sostituiti. Il salto generazionale si vede rispetto a quanto raccontato sui processori fotonici pronti per i rack. Sulla sonda, invece, ogni comando deve convivere con elettronica del 1977, telemetria limitata e parametri che non possono essere misurati direttamente.
Prima dell'esecuzione, il Jet Propulsion Laboratory ha studiato la procedura per mesi mentre l'unica antenna in grado di comunicare con Voyager 2 era ferma per lavori. La sonda ha superato un test elettrico a maggio e un test termico a giugno; il «Big Bang» è stato quindi eseguito a luglio e completato entro la metà del mese. I dati ricevuti a Terra indicano che la sequenza è andata secondo il piano.
Il margine ottenuto permette alla sonda di continuare a raccogliere dati sul mezzo interstellare con strumenti nati per osservare i pianeti. La conseguenza concreta è che, invece di spegnere subito un altro esperimento scientifico, il team guadagna tempo operativo e conserva la capacità di comunicare e orientare il veicolo. L'obiettivo è accompagnare entrambe le Voyager al cinquantesimo anniversario del lancio, dopo sorvoli che includono gli unici passaggi ravvicinati mai compiuti presso Urano e Nettuno.
Il risultato non elimina il declino energetico. Il plutonio continuerà a decadere, il margine termico resterà minimo e la stima di due anni dipende dal comportamento di componenti senza ricambi e lontanissimi dalla Terra. Gli ingegneri stanno applicando la stessa procedura a Voyager 1, che ha già superato il test elettrico, ma l'operazione non è ancora conclusa. A novembre la sonda dovrebbe raggiungere un giorno-luce di distanza: ogni verifica richiederà quindi quasi due giorni tra invio del comando e ricezione della risposta.
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