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Vino, birra o distillati? Per la salute non sembrano tutti uguali
Un gruppo guidato da Zhangling Chen, docente al Second Xiangya Hospital della Central South University, ha analizzato il rapporto tra tipo di bevanda alcolica e mortalità in oltre 340.000 adulti britannici. I risultati, presentati all'Annual Scientific Session dell'American College of Cardiology, indicano che alle quantità basse o moderate le associazioni con la salute differiscono tra vino, birra, sidro e distillati. Non dimostrano, però, che una bevanda protegga direttamente o che un'altra causi gli esiti osservati.
La ricerca ha utilizzato i dati di 340.924 partecipanti alla UK Biobank, classificati in base all'alcol puro consumato. Come riferimento, una lattina di birra da circa 355 millilitri, un bicchiere di vino da circa 148 millilitri e un bicchierino di distillato da circa 44 millilitri contengono approssimativamente 14 grammi di alcol. Le soglie impiegate variavano anche in base al sesso dei partecipanti.
Nel gruppo a basso consumo rientravano gli uomini che assumevano da 20 grammi alla settimana a 20 grammi al giorno e le donne che arrivavano fino a 10 grammi al giorno. Il consumo moderato raggiungeva 40 grammi quotidiani per gli uomini e 20 per le donne; oltre questi valori era classificato come elevato. Gli esiti sanitari sono stati seguiti per oltre 13 anni in media.
Rispetto a chi non beveva o lo faceva soltanto occasionalmente, le persone nel gruppo con consumo elevato presentavano una probabilità di morte per qualsiasi causa superiore del 24%. L'incremento associato raggiungeva il 36% per la mortalità oncologica e il 14% per quella dovuta a malattie cardiache. A questi livelli, il peggioramento emergeva indipendentemente dalla bevanda scelta.
Alle quantità basse e moderate, invece, distillati, birra e sidro risultavano associati a una mortalità maggiore, mentre il vino mostrava un andamento inverso. Tra i consumatori moderati di vino, il rischio di morte cardiovascolare era inferiore del 21% rispetto al gruppo degli astemi o bevitori occasionali. Anche un consumo basso delle altre bevande era associato a un aumento del 9% della mortalità cardiovascolare.
I ricercatori suggeriscono diverse spiegazioni possibili. Il vino rosso contiene polifenoli e antiossidanti, sostanze che potrebbero influenzare alcuni meccanismi cardiovascolari. Esistono però differenze comportamentali difficili da separare: il vino viene consumato più spesso durante i pasti ed è frequente tra persone con diete e abitudini mediamente più salutari, mentre birra, sidro e distillati sono più spesso bevuti fuori pasto.
L'analisi ha tenuto conto di caratteristiche demografiche, condizioni socioeconomiche, stile di vita, fattori cardiometabolici e familiarità per diabete, tumori e malattie cardiovascolari. Rimane comunque uno studio osservazionale basato sui consumi dichiarati all'inizio del monitoraggio, senza registrare eventuali cambiamenti successivi. Inoltre, i partecipanti alla UK Biobank tendono a essere più sani della popolazione generale. I dati non autorizzano quindi a considerare il vino protettivo o a iniziare a bere per prevenire le malattie.
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