// TOM'S HARDWARE ITALIA — INTELLIGENZA ARTIFICIALE
L'esame della responsabilità
Due notizie, una settimana, un filo comune: chi risponde quando l'intelligenza artificiale causa un danno — o quando viene usata come leva geopolitica? In pochi giorni la domanda si è posta su due fronti molto diversi tra loro, ma ugualmente rivelatori di dove stiamo andando.
Da un lato, l'amministrazione Trump ha ordinato ad Anthropic di disattivare i suoi modelli più avanzati per tutti i non americani, inclusi i cittadini stranieri residenti negli USA. Dall'altro, un tribunale tedesco ha stabilito che Google è direttamente responsabile per le risposte errate generate dalle sue AI Overviews.
Il 12 giugno 2026, a soli tre giorni dal lancio, Anthropic ha dovuto disattivare Fable 5 e Mythos 5 — i suoi modelli di frontiera più recenti — per tutti gli utenti non americani. Il motivo: una direttiva del Segretario al Commercio Howard Lutnick, emessa in seguito alla scoperta di un jailbreak, cioè un metodo per aggirare i meccanismi di sicurezza integrati nei modelli.
La logica dell'ordine era quella del controllo delle esportazioni: i modelli avanzati sono classificati come tecnologia sensibile per la sicurezza nazionale, e non possono essere accessibili da cittadini stranieri. Il problema pratico è che Anthropic non è in grado di filtrare gli utenti per nazionalità in tempo reale. Risultato: spegnimento globale. Chi aveva già un accesso attivo lo ha perso da un giorno all'altro, senza preavviso.
L'episodio si è intrecciato con il G7 di Évian-les-Bains, dove Trump ha incontrato i CEO di Anthropic (Dario Amodei), OpenAI (Sam Altman) e Google DeepMind (Demis Hassabis). I tre hanno proposto una coalizione guidata dagli USA per stabilire standard condivisi sullo sviluppo e la governance dell'AI avanzata — con limiti coordinati sull'export di chip verso la Cina e un framework comune per l'accesso ai modelli di frontiera.
Ma l'ironia della situazione non è sfuggita: mentre i CEO chiedevano un regime coordinato a livello internazionale, l'amministrazione Trump non ha concesso deroghe neanche ai Paesi G7. La sospensione è rimasta in vigore anche per gli alleati europei e asiatici. La risposta implicita di Washington è stata: la coalizione sì, ma le regole le facciamo noi.
Per le imprese europee e italiane che si affidano a modelli AI di frontiera americani, questo episodio è un segnale concreto: l'accesso alle tecnologie AI non è garantito. Dipende da decisioni politiche, da classificazioni di sicurezza che cambiano, da normative sull'export che possono essere applicate in ore. Chi ha integrato Fable 5 o Mythos 5 nei propri processi si è trovato con un'interruzione improvvisa senza possibilità di anticipo. Il rischio di dipendenza tecnologica da fornitori soggetti a controllo governativo non è più teorico.
Il 28 maggio 2026, il Landgericht I di Monaco — uno dei principali tribunali regionali tedeschi — ha emesso un'ordinanza d'urgenza destinata a fare giurisprudenza: Google è responsabile delle affermazioni false generate dalle sue AI Overviews.
Il caso riguarda due case editrici che si sono viste associare, nelle sintesi AI di Google, a pratiche commerciali scorrette e truffe su abbonamenti — accuse che non le riguardavano e che erano frutto di un'errata combinazione di fonti. Il tribunale ha stabilito che le AI Overviews non si limitano ad aggregare risultati come farebbe un motore di ricerca tradizionale: generano affermazioni nuove e autonome, combinando fonti in modo da produrre contenuti originali. E chi produce contenuti originali risponde di quei contenuti.
La difesa di Google — che gli utenti possono verificare le fonti linkate accanto alla sintesi — non ha convinto il giudice. La corte ha risposto che la presenza di link non trasferisce la responsabilità: se il contenuto generato è falso e diffamatorio, la responsabilità resta in capo a chi lo ha prodotto, in questo caso Google.