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Quando Ubisoft era una fucina di capolavori, prima di perdere il tocco magico
Oggi Ubisoft non è più quella di una volta, ed è sotto gli occhi di tutti. I suoi brand hanno perso mordente, le idee scarseggiano e, in generale, c'è la sensazione che la compagnia abbia un po' esaurito le cartucce. Eppure non sempre è stato così, anzi. C'è stato un momento in cui Ubisoft era regina assoluta del mercato.
Idee innovative, esperimenti a destra e manca e tanta voglia di crescere ed affermarsi. E oggi vogliamo raccontarvi quella Ubisoft citando tre esempi illustri di quell'epoca, nella quale parlare di Ubisoft equivaleva citare uno degli studi più prolifici e promettenti del mercato.
Il papà di Rayman Michael Ancel, nel 2003, ha regalato al mondo uno dei videogiochi Ubisoft più belli di sempre. Grazie ad un team di appena 30 persone spalmate fra Montpellier e Milano, la compagnia francese è riuscita a confezionare quel capolavoro di Beyond Good & Evil. L'accoglienza tiepida dell'E3 2002, in cui venne mostrato per la prima volta il titolo, consentì agli addetti ai lavori di correggere il tiro, modificando parte del design della protagonista Jade e non solo. Una volta uscito, Beyond Good & Evil venne osannato sia dal pubblico che dalla critica, vincendo diversi premi e diventando, fra gli altri, il titolo di punta della compagnia transalpina. Intanto sembrano non essere ancora svanite del tutto le speranze per Beyond Good & Evil 2.
Qualche anno più tardi, sulla scia dell'entusiasmo per la nuova IP Ubisoft Assassin's Creed, la compagnia rilasciò sugli scaffali quel capolavoro di Assassin's Creed II. Un titolo semplicemente sublime, che andava ad abbracciare la filosofia del culto degli Assassini a tutto tondo, portando il giocatore nell'Italia dell'epoca Rinascimentale. Inutile sottolineare il moto di orgoglio che il nostro paese ebbe nel costatare con quanta cura furono riprodotte le meravigliose Firenze, Roma e Venezia. Un titolo considerato ancora oggi, a quasi un ventennio di distanza, il migliore della serie, che negli anni è stata decisamente snaturata.
Facciamo un balzo ulteriore di cinque anni, fino al 2014, anno in cui, possiamo dirlo con cognizione di causa, le cose in casa Ubisoft sono iniziate a peggiorare. Uno degli ultimi titoli della compagnia che ci hanno fatto battere il cuore è proprio questo, Child of Light, sviluppato da Ubisoft Montreal e basato sull'UbiArt Framework - lo stesso di Rayman Legends. Il titolo, un platform a scorrimento che mescola elementi 2D e 3D, è un tripudio di colori acquerello e animazioni spettacolari, quasi oniriche. Una master class del level e character design che ancora oggi, a oltre 10 anni dalla sua uscita, fa scuola.
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