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Le SIM malevole possono sabotare smartphone e colonnine EV
I ricercatori dell’Università di Birmingham, insieme alla società di sicurezza Fuzzware, hanno scoperto che una SIM malevola o compromessa può impartire istruzioni direttamente al modem di smartphone e dispositivi IoT. Il problema nasce dalla funzione Proactive SIM, prevista dagli standard cellulari e capace di trasformare una componente normalmente considerata affidabile in un punto d’ingresso per sabotaggi, sorveglianza ed esecuzione di codice.
La tecnologia consente alla scheda di inviare un insieme limitato di istruzioni speciali al modem, comprese richieste per eseguire comandi AT. Questi comandi, utilizzati fin dagli anni Ottanta per configurare e controllare i modem, possono intervenire su chiamate, connessione mobile e altre funzioni sensibili. Il paradosso è che gli attacchi sfruttano comportamenti esplicitamente contemplati dalle specifiche, anziché violare necessariamente il protocollo.
Per misurare la superficie d’attacco, il gruppo ha sviluppato CATana, uno strumento dedicato all’analisi dei comandi provenienti dalla SIM. I test hanno coinvolto 26 dispositivi: 18 smartphone e otto moduli IoT cellulari impiegati anche in apparecchiature industriali, veicoli connessi e sistemi di ricarica. Il campione comprendeva prodotti basati su differenti sistemi operativi e realizzati da più produttori.
Diversi apparati analizzati accettavano le istruzioni ricevute attraverso una interfaccia SIM AT. I ricercatori hanno dimostrato scenari che includono sottrazione di dati, avvio di chiamate, downgrade della rete, spegnimento del dispositivo ed esecuzione di codice. Una SIM ostile potrebbe derivare da compromissioni nella catena di fornitura, attacchi remoti oppure alterazioni fisiche, mentre anche le eSIM rientrano nel modello di rischio.
Sui dispositivi Android recenti, una SIM malevola è riuscita inoltre a forzare l’apertura di un sito controllato dall’attaccante senza alcuna interazione, persino con il telefono bloccato. L’esclusione delle componenti considerate affidabili dai modelli di minaccia ricorre anche in altri ambiti: l’impersonificazione dei controller di dominio attraverso una falla di Active Directory mostra conseguenze analoghe quando un elemento privilegiato diventa il vettore dell’attacco.
Il rischio cresce nei sistemi IoT chiusi, dove le interfacce accessibili dall’esterno sono poche e la connettività cellulare rimane attiva per anni. Moduli simili vengono integrati nelle colonnine di ricarica EV, nei terminali di pagamento, nei router, nelle automobili e nelle infrastrutture critiche. Un canale inatteso proveniente dalla SIM può quindi aggirare altre restrizioni e offrire un primo accesso dal quale tentare di compromettere il resto del dispositivo.
Il gruppo ha condiviso i risultati con la GSMA e con i produttori di chip e dispositivi interessati. Alcune aziende hanno già preparato aggiornamenti software e configurazioni più restrittive per i propri clienti. Le vulnerabilità sono tracciate con gli identificativi CVE-2025-48618, CVE-2026-57550 e CVD-2026-0122, ma i ricercatori ritengono che le tecnologie SIM legacy possano nascondere ulteriori percorsi d’attacco ancora inesplorati.
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