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Il monte Toba quasi ci estinse? Un lago africano offre nuovi indizi
Un gruppo di ricercatori guidato da Park ha ricostruito gli effetti dell'eruzione del Monte Toba attraverso i sedimenti del lago Chala, al confine tra Kenya e Tanzania. L'analisi indica che nella regione il cambiamento climatico durò meno di due anni e comportò un raffreddamento vicino a mezzo grado, ridimensionando l'ipotesi secondo cui l'eruzione avrebbe portato la specie umana sull'orlo dell'estinzione.
Le grandi eruzioni possono produrre un inverno vulcanico immettendo anidride solforosa nella stratosfera. Il gas forma minuscole goccioline capaci di riflettere parte della radiazione solare, ma il rapporto tra dimensioni dell'eruzione e raffreddamento non cresce senza limiti: gli aerosol più grandi e pesanti tendono infatti a ricadere più rapidamente, riducendo la durata del loro effetto.
Ricostruire eventi così brevi con i normali carotaggi è difficile, perché i materiali depositati sul fondo di laghi e oceani possono mescolarsi. Chala offre una registrazione molto più precisa: le sue acque profonde, povere di ossigeno e quasi prive di correnti, conservano varve annuali paragonabili agli anelli degli alberi. Ogni coppia comprende uno strato chiaro, ricco degli scheletri silicei delle diatomee, e uno scuro formato da argille e suoli fini.
La cenere di Toba era già stata individuata nel lago sotto forma di microscopiche schegge di vetro vulcanico. Il loro aumento improvviso e la successiva scomparsa suggeriscono una deposizione diretta, non il rimescolamento di materiale più antico. Nelle scansioni a raggi X il deposito misura appena 0,3 millimetri, ma fornisce un riferimento temporale netto all'interno di circa 450 anni di sedimenti esaminati.
Prima della ricaduta della cenere, il lago aveva attraversato circa 260 anni caratterizzati da condizioni calde e umide. Dentro e subito sopra lo strato vulcanico compaiono due sottilissimi film verdi, interpretati dai ricercatori come una possibile risposta delle diatomee alla diminuzione della luce. Nella stagione secca seguente si formò poi uno strato chiaro insolitamente spesso, compatibile con un rimescolamento più profondo causato dal raffreddamento della superficie. Le piogge successive furono deboli, forse perché un Oceano Indiano più freddo trasportava meno umidità verso l'interno.
Entro il terzo anno, tuttavia, gli strati erano tornati alla configurazione abituale. Il segnale associato all'eruzione sarebbe quindi durato circa 18 mesi. I rapporti geochimici tra silicio e alluminio e tra manganese e ferro, usati rispettivamente per stimare le fioriture algali e l'ossigenazione legata al rimescolamento, indicano un raffreddamento di circa mezzo grado.
I risultati non dimostrano che Toba non abbia avuto conseguenze gravi in altre regioni e non permettono, da soli, di ricostruire l'andamento delle popolazioni umane. Il lago Chala descrive soprattutto il clima dell'Africa orientale vicino al Kilimangiaro. Mostra però che, in questa registrazione annuale ad alta risoluzione, non appare un inverno vulcanico pluriennale abbastanza intenso da sostenere senza altre prove lo scenario di una catastrofe globale quasi fatale per la nostra specie.
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