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Pirateria streaming: l'UE vuole blocchi durante le dirette
Interrompere gli streaming illegali mentre l’evento è ancora in corso, attraverso procedure rapide e obblighi comuni nell’Unione europea. È la proposta centrale di uno studio pubblicato dal Parlamento europeo, che prende in esame anche Piracy Shield, il sistema italiano coordinato da AGCOM, come uno dei modelli più avanzati per il blocco tempestivo di domini e indirizzi IP.
Il documento è stato commissionato dal Dipartimento tematico per i diritti dei cittadini e gli affari costituzionali su richiesta della commissione giuridica JURI e presentato ai suoi membri il 22 giugno 2026. L’analisi riguarda soprattutto le retransmissioni illegali di sport e altri eventi dal vivo, contenuti il cui valore economico si concentra nella durata della diretta e diminuisce rapidamente una volta terminata.
Lo studio considera insufficiente l’attuale raccomandazione UE 2023/1018. Il provvedimento invita Stati membri, autorità, titolari dei diritti e intermediari a intervenire contro le trasmissioni abusive, ma resta non vincolante. Nel novembre 2025 la Commissione europea aveva riconosciuto alcuni progressi, rilevando però che la pirateria complessiva degli eventi dal vivo non era diminuita in misura considerevole.
La risposta indicata passa da obblighi europei più omogenei, procedure accelerate e ingiunzioni dinamiche, capaci di includere nuovi domini o indirizzi utilizzati per aggirare i blocchi. Il confronto comprende anche il modello francese, mentre l’esperienza italiana riceve particolare attenzione per l’automazione del processo: attraverso la piattaforma Piracy Shield di AGCOM, gli operatori devono bloccare gli FQDN e gli indirizzi IP segnalati entro 30 minuti.
Piracy Shield è operativo dal 1° febbraio 2024. Nel luglio 2025 AGCOM ha esteso le ingiunzioni dinamiche a tutti i contenuti audiovisivi trasmessi in diretta, ampliando il sistema oltre il suo ambito iniziale. La normativa italiana prevede inoltre che i soggetti con un interesse qualificato possano contestare un blocco entro dieci giorni dalla sua esecuzione.
Proprio le garanzie dovrebbero accompagnare un eventuale quadro obbligatorio europeo. Lo studio richiede tutele contro i blocchi errati, strumenti effettivi di contestazione e rispetto dei diritti fondamentali. Le indicazioni contenute nel documento non costituiscono ancora una nuova normativa: rappresentano la base tecnica e giuridica sottoposta alla commissione JURI per valutare un possibile superamento dell’attuale approccio volontario.
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