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La Colombia trema come non accadeva da un decennio
Un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito nei giorni scorsi la Colombia occidentale, provocando decine di vittime e distruggendo edifici. Il Servizio Geologico Colombiano lo ha indicato come il sisma più forte registrato nel Paese nell'ultimo decennio. Le autorità stanno ancora verificando le conseguenze, con oltre 20 comuni interessati e un bilancio che resta provvisorio.
L'epicentro è stato localizzato nella regione del Choco, circa 240 chilometri a ovest di Bogotà. Secondo lo U.S. Geological Survey, la scossa si è verificata alle 7:34 locali e ha avuto un ipocentro a circa 106 chilometri sotto la superficie. L'area appartiene a una complessa zona tettonica nella quale interagiscono le placche di Nazca, sudamericana e caraibica.
La faglia responsabile non è stata ancora identificata con precisione. L'interpretazione preliminare suggerisce tuttavia che la rottura sia avvenuta all'interno della placca di Nazca, sottoposta alle tensioni accumulate durante la sua discesa sotto il continente. Il movimento sarebbe avvenuto lungo una faglia trascorrente, sulla quale due blocchi di roccia scorrono lateralmente l'uno rispetto all'altro.
La profondità intermedia aiuta a spiegare perché il terremoto sia stato avvertito su un territorio molto esteso. Prima di raggiungere la superficie, le onde sismiche si sono propagate attraverso una grande quantità di roccia, distribuendo e attenuando parte dell'energia. La magnitudo misura invece l'energia complessivamente liberata e non coincide con l'intensità dello scuotimento osservata in ogni località.
I danni più pesanti risultano concentrati nelle zone dove le caratteristiche del terreno possono amplificare le vibrazioni. I bacini sedimentari, formati da materiali meno compatti rispetto alla roccia circostante, possono modificare velocità e ampiezza delle onde. Per questo due centri situati a distanze simili dall'epicentro possono subire conseguenze molto diverse.
Il sisma colombiano è stato confrontato con i terremoti del Venezuela avvenuti alcune settimane prima: due eventi di magnitudo 7,2 e 7,5, separati da meno di un minuto. Le scosse venezuelane si sono originate su sistemi di faglie differenti e a meno di 24 chilometri di profondità, causando distruzioni concentrate e oltre 6.000 vittime. La vicinanza temporale, da sola, non dimostra un collegamento causale tra gli eventi.
Un terremoto simile interessò la stessa regione nel 1979. Questa corrispondenza suggerisce che le tensioni nella porzione in subduzione della placca possano produrre periodicamente terremoti profondi nello stesso settore. Non permette però di prevedere quando si verificherà una nuova scossa: la ricostruzione delle faglie coinvolte e dei danni sarà necessaria per affinare la valutazione del rischio.
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