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Cosa succede quando il libro lo scrive l’intelligenza artificiale?
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Nei giorni scorsi lo scrittore americano Hugh Howey, autore della trilogia di libri da cui Apple ha tratto la serie tv Silo con Rebecca Ferguson, ha pubblicato un intervento sul suo sito che ha creato molto dibattito in rete. La sua tesi è semplice: prima l’editoria aveva due filtri asimmetrici: scrivere era difficile, pubblicare era diventato facile; oggi l’intelligenza artificiale ha abbassato anche il costo della scrittura, quindi il filtro residuo torna a essere la reputazione/autenticità.
L’autore, nato nel vivace mondo del self-publishing e poi divenuto uno scrittore affermato in maniera tradizionale (cioè con gli editori, le librerie eccetera), la spiega così. Howey sostiene di essere stato fortunato perché la sua carriera di scrittore di successo si è realizzata in una finestra di una quindicina di anni “irripetibili”: dopo il 2009 e prima del 2023.
L’intervallo scelto non è peregrino. Dopo il 2009 (due anni dopo il lancio del Kindle) da un lato era sempre difficile scrivere (e soprattutto scrivere bene) perché non c’era ancora l’aiutino dell’intelligenza artificiale, ma dall’altro lato, grazie ai blog e sistemi di self-publishing, era diventato molto facile pubblicare ebook, scavalcando i filtri delle case editrici, veri e propri “colli di bottiglia” che, per tenere alte le vendite, tendono a privilegiare cose scritte in un certo modo e su certi temi.
L’altro limite del periodo d’oro, come lo chiama Howey, cioè il 2023, è facile: è quando, con l’intelligenza artificiale, è diventato molto facile anche scrivere oltre che pubblicare.
Il risultato, dice Howey, è semplice: una persona di talento e professionalmente capace prima del 2009 aveva difficoltà a trovare un editore che la pubblicasse, dopo il 2009 era libera di pubblicare dove e come voleva, ma dopo il 2023 il vantaggio (saper scrivere) si è praticamente azzerato perché tutti i peggiori scalzacani sono diventati capaci di creare un testo con l’AI. E non essendoci più nessun vincolo e controllo in fase di pubblicazione, il mercato editoriale è diventato una vera giungla.
E infatti è quello che sta succedendo adesso in vari settori dell’industria editoriale, a partire ad esempio dalle guide turistiche, create “automaticamente” e prive di qualunque senso se non addirittura sbagliate e addirittura pericolose.
L’intervento di Howey, pubblicato con il titolo The End of an Era, è una diagnosi chirurgica di un mutamento strutturale nel mercato editoriale. Per quasi vent’anni, a partire dal lancio del Kindle da parte di Amazon nel 2007, chi sapeva scrivere bene aveva goduto di un vantaggio reale: la scrittura era ancora difficile, ma pubblicare era diventato gratuito e immediato grazie alle piattaforme di self-publishing digitale, a cominciare da Kindle Direct Publishing. Quell’asimmetria, che dava al talento una protezione naturale, è ora definitivamente caduta perché l’intelligenza artificiale ha reso facile anche ciò che era rimasto difficile: la scrittura stessa.
Quello che ha spinto Howey a mettere nero su bianco la sua riflessione è stata la storia del romanzo crime Call Me, I’ll Hide the Body, opera prima attribuita a Jerry Falade, dottorando alla Southern Methodist University di Dallas. Il libro, ambientato tra i narcotrafficanti del Texas, aveva scatenato una guerra d’aste tra quattordici case editrici americane, con Minotaur Books, imprint di Macmillan, aggiudicataria dei diritti per due milioni di dollari, mentre un produttore si era già mosso per un adattamento cinematografico.
Poi tutto è evaporato: l’agente letterario ha ritirato il manoscritto dopo i sospetti sul coinvolgimento dell’intelligenza artificiale nella stesura, e Falade si era ritrovato con la reputazione distrutta da un’accusa senza prova né smentita definitiva.