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L'AI cresce ma il 78% dei CEO non ha ancora un piano
L'intelligenza artificiale generativa ha conquistato le sale riunioni, ma la governance è rimasta fuori dalla porta. Secondo il Q4 2025 CEO Confidence Index di Vistage, il 76% dei CEO e dei loro team esecutivi usa attivamente strumenti di AI generativa, e in più della metà delle organizzazioni intervistate i gruppi di lavoro hanno integrato flussi di lavoro AI nelle operazioni quotidiane. Il rovescio della medaglia è altrettanto netto: il 78% di quegli stessi CEO non ha ancora un piano di governance AI comprensivo. Solo il 22% ha una struttura completa. Un ulteriore 26% la sta costruendo.
Questi numeri contano perché segnalano una frattura strutturale, non un ritardo temporaneo. L'adozione senza governance produce passività organizzativa: i dipendenti usano strumenti che il management non monitora, su dati che nessuno ha classificato, con output che entrano nei processi decisionali senza revisione umana sistematica. Il divario tra chi usa e chi governa è già abbastanza ampio da diventare un rischio operativo autonomo.
Joe Galvin, Chief Research Officer di Vistage Worldwide, ha identificato su Inc.com tre categorie di rischio concrete che emergono da questa asimmetria. La prima è la proliferazione di strumenti: team diversi adottano applicazioni AI in modo indipendente, senza coordinamento centrale, generando ridondanze, costi nascosti e superfici di attacco non mappate. La seconda è l'upload di dati proprietari su modelli pubblici non sicuri, pratica già diffusa e documentata in più settori. La terza è la mancanza di revisione umana sistematica sugli output AI prima che questi alimentino decisioni operative. Nessuno dei tre rischi richiede un incidente grave per manifestarsi: bastano processi silenziosi e non monitorati.
Il report Vistage sulla governance AI chiarisce che il problema non è tecnico. Le aziende che usano l'AI ma non la governano la carenza è strutturale, non di strumenti. Chi approva quale modello usare? Chi decide quali dati possono essere elaborati da sistemi terzi? Chi verifica che un output AI non distorca una valutazione di rischio o una previsione commerciale? In assenza di risposte esplicite a queste domande, le risposte arrivano comunque, per default, dai singoli utenti.
La PwC, nel Global CEO Survey 2026 condotto su 4.454 CEO a livello globale, aggiunge un dato che rende il quadro ancora più scomodo: il 56% dei CEO non ha visto né crescita di ricavi né riduzione di costi dall'AI negli ultimi dodici mesi. Solo il 12% ha ottenuto entrambi i risultati. Il ritorno economico sull'investimento AI rimane concentrato in una minoranza ristretta, e quella minoranza coincide, con buona probabilità, con chi ha investito in strutture di controllo prima che in nuovi strumenti.
Il gap tra chi governa l'AI e chi si limita a usarla senza governarla è documentato trasversalmente, con una pervasività che attraversa settori e mercati. Questo schema si ripete in più contesti: le organizzazioni che riescono a misurare l'impatto dell'AI sono quelle che hanno definito in anticipo cosa misurare e come. Le altre accumulano attività AI senza riuscire ad attribuirle risultati verificabili.
L'IBM 2026 CEO Study, condotto su 2.000 CEO in 33 paesi, introduce un indicatore strutturale che vale la pena leggere con attenzione: il 76% delle organizzazioni ha ora un Chief AI Officer. Nel 2025, la stessa quota era al 26%. Cinquanta punti percentuali in un anno: le organizzazioni hanno risposto in fretta a pressioni che non potevano più ignorare. Le organizzazioni che hanno formalizzato la responsabilità sull'AI con un ruolo dedicato stanno dicendo qualcosa di preciso: l'AI non è un progetto IT, è una funzione aziendale con accountability propria.
Incrociare il dato IBM con quello Vistage produce una lettura più nitida. Se il 76% delle grandi organizzazioni ha già un Chief AI Officer ma solo il 22% dei CEO ha un piano di governance completo, significa che molti di questi ruoli sono stati creati senza ancora atterrare su strutture ope