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3 giochi che mi sono pentito di aver acquistato: non fanno per me!
Chi non ha mai preso una cantonata, videoludicamente parlando? Credo sia impossibile azzeccare sempre l'acquisto di un titolo, anche basandosi sui pareri della critica, degli esperti e perché no degli amici e dei videogiocatori come noi. Alle volte, un titolo acclamato da recensioni positive può non fare breccia nel nostro cuore.
E non per forza deve essere un male, anzi. È sintomo di forte personalità e capacità di analizzare un prodotto basandosi sui propri gusti.
Ad esempio, fra i videogiochi più amati degli ultimi anni, non sono proprio riuscito a farmi piacere Clair Obscure: Expedition 33. Il capolavoro (a detta di tanti!) del 2025 è considerato praticamente da chiunque uno dei giochi di ruolo meglio riusciti della generazione attuale. Sulla carta aveva tutto ciò che mi avrebbe spinto ad amarlo: una storia avvincente, personaggi scritti divinamente ed una direzione artistica retro-futuristica steampunk di ottimo livello. Eppure Sandfall Interactive non è riuscita a conquistarmi con il suo Clair Obscure: Expedition 33. Il problema principale furono i combattimenti a turno - una meccanica che non ho mai amato visceralmente... - ma soprattutto la mole. 30 ore per la campagna principale e oltre 60 per arrivare al 100%. E con un backlog come il mio non potevo "farmi piacere" un gioco così impegnativo.
E poi c'è lui, un altro capolavoro uscito sull'attuale generazione di console: Elden Ring. Lo ammetto. Ho acquistato il videogioco FromSoftware ben conscio che non sono mai stato un amante dei Souls, quindi un po' di mea culpa ci sta. Ma a mia discolpa va detto che l'epopea di Miyazaki puntava a trasportare la saga in una dimensione per certi versi inedita, l'open world. Un genere nettamente più affine alla mia personalità da videogiocatore. Una volta avviato, però, mi sono scontrato con un muro invisibile, costruito mattone dopo mattone con le caratteristiche dei Souls di FromSoftware. Quindi un'alta difficoltà, l'assenza totale di qualsiasi mappa, una storia da interpretare e personaggi criptici. Nulla da fare, Elden Ring non ha fatto breccia nel mio cuore.
E pi c'è Baldo: The Guardian Owls, forse la più grande cantonata videoludica degli ultimi anni. Spinto dalla voglia di giocarmi un titolo nostrano - ricordiamo infatti che l'avventura è sviluppata da NAPS Team, software house tricolore! - e dalla sua estetica simil-Studio Ghibli, ho acquistato a scatola chiusa il videogioco nella versione Switch. Alla base l'idea era interessante, ma la messa in opera del gioco lasciava davvero a desiderare. Dalla visuale isometrica al gameplay, fino ai numerosi e complessi enigmi, Baldo non mi ha mai davvero conquistato.
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