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Da Messina a Lovaglio, i protagonisti del risiko bancario
Il guanto di sfida l'ha lanciato Carlo Messina. A inizio giugno l'ad di Intesa Sanpaolo, che sotto la sua guida è diventata la prima banca italiana per capitalizzazione, ha annunciato un'Opas da oltre 30 miliardi sul Monte dei Paschi di Siena di Luigi Lovaglio, tornato in piazza Salimbeni lo scorso aprile, quando a sorpresa la sua lista è stata la più votata dall'assemblea dei soci. Sono loro, il manager romano laureato alla Liuss e il banchiere lucano con la fama di risanatore, i principali protagonisti del risiko bancario che sta infiammando l'estate finanziaria. L'obiettivo per Messina, classe '62 e una carriera tutta interna a Ca' de Sass, è chiaro: dare agli azionisti un ritorno di oltre 50 miliardi di euro entro il 2029. "Whatever it takes", "costi quel che costi", come ha detto citando la famosa frase di Mario Draghi. Il primo a crederci è stato il suo alleato nell'offerta per Mps, Carlo Cimbri, presidente di Unipol che si prepara ad ottenere, in caso di vittoria, le circa 635 filiali del Monte, da integrare e fondere all'interno di Bper Banca, di cui il gruppo bolognese è azionista di riferimento. Originario di Cagliari, ma emiliano d'adozione, anche la sua è una carriera tutta interna alla compagnia di via Stalingrado, in cui è entrato nel 1990 facendola diventare uno dei principali player del settore assicurativo a livello europeo e leader in Italia nei Rami Danni. Per resistere Lovaglio, una carriera di oltre quarant'anni nel settore bancario tra Italia ed estero e nel curriculum il successo tutt'altro che scontato della ricapitalizzazione da 2,5 miliardi di Mps nell'autunno 2022, guarda di nuovo al Banco Bpm di Giuseppe Castagna, 67enne di origini napoletane che nelle scorse settimane ha interrotto le consultazioni per una fusione proprio con Mps, e a Banca Generali, il cui amministratore delegato dal 2017 è Gian Mario Mossa, con i suoi 52 anni il più giovane dei banchieri coinvolti nel risiko. In questo caso, però, ci sarà da convincere anche Philippe Donnet, l'amministratore delegato francese, ma con cittadinanza italiana, del gruppo Generali, che della Banca detiene una quota del 50,17%. Chi per il momento resta alla finestra è invece Andrea Orcel. L'ad del gruppo Unicredit, origini romane ma formazione e carriera internazionali, ha appena conquistato Commerzbank ed è impegnato nella difficile integrazione con la banca tedesca. "Per la prima volta, ci piace moltissimo essere osservatori e non protagonisti", ha detto a proposito del risiko, ma "se si presentasse l'occasione giusta - ha puntualizzato -, valuteremo la situazione".
Da Messina a Lovaglio, i protagonisti del risiko bancario
MILANO,
20 agosto 2026, 18:56
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