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Ha inizializzato lo smartphone al controllo della dogana ed ora è accusato di ostruzione alla giustizia
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Samuel Tunick, l’uomo che lo scorso mese ha fornito alle autorità di frontiera statunitensi un codice di sblocco che ha cancellato i contenuti del suo telefono, è accusato di ostruzione alla giustizia.
Come abbiamo raccontato qui, anziché fornire il codice di sblocco l’uomo aveva indicato alle autorità un codice secondario che cancella deliberatamente i contenuti del telefono se inserito al posto del codice di sblocco abituale.
L’azione penale nei suoi confronti è uno dei primi casi noti in cui le autorità federali accusano una persona di distruzione di prove per aver utilizzato un programma progettato per cancellare completamente un dispositivo dopo l’inserimento di uno specifico codice», riferisce il New York Times.
«Ostacolare le forze dell’ordine federali è una questione seria che comporta gravi ripercussioni», ha dichiarato in una nota Theodore Hertzberg, procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Nord della Georgia. «Coloro che distruggono o tentano di distruggere beni, inclusi i dati, per impedire perquisizioni e sequestri legittimi devono aspettarsi di essere perseguiti penalmente e puniti per le loro azioni».
Una portavoce della U.S. Customs and Border Protection ha dichiarato in una nota che l’agenzia ha l’autorità di perquisire i dispositivi elettronici di chiunque entri o esca dagli Stati Uniti, indipendentemente dalla cittadinanza, per far rispettare le leggi contro il terrorismo, lo sfruttamento minorile, il traffico di droga e di esseri umani, le frodi sui visti e le minacce alla sicurezza nazionale.
«La perquisizione alla frontiera riguarda esclusivamente l’esame di informazioni presenti sul dispositivo nel momento in cui viene consegnato per l’ispezione», ha riferito la portavoce, aggiungendo che nell’ultimo anno fiscale l’agenzia ha perquisito i dispositivi elettronici di meno dello 0,01% di tutti i viaggiatori internazionali in arrivo.
«Solo la consapevolezza che il governo stia ficcando il naso nella tua vita privata in questo modo, cercando di scovare qualcosa contro di te, anche senza esito, fa venire i brividi», ha dichiarato Tunick, rispondendo a una domanda su come le accuse abbiano inciso su di lui. E ancora: “Il governo non possiede le nostre comunicazioni né le nostre relazioni, per quanto ci provi. Dobbiamo difendere il nostro diritto fondamentale alla privacy; altrimenti non possiamo dire di vivere davvero in una democrazia».
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